Italia gay-friendly: il 68% pensa che le persone LGBT+ dovrebbero avere gli stessi diritti degli etero

Il dato italiano è sotto la media europea. Ma non disperiamo: c’è chi è messo peggio.

Come ogni anno, la Commissione Europea ha commissionato un’analisi sull’opinione degli europei nei confronti di diversi temi. Tra questi, l’Eurobarometro si è focalizzato anche sull’accettazione dell’omosessualità. I dati di questo studio mostrano la percentuale di accettazione di 28 Paesi dell’Europa. Per un’Italia gay-friendly, c’è ancora da aspettare: il Belpaese si posiziona al 16esimo posto della classifica, poco sotto l’Austria e 4 punti percentuali sopra Grecia e Slovenia, con un 68%. 

In poche parole, significa che quasi 1 italiano su 3 non pensa che le persone LGBT debbano avere gli stessi diritti della comunità eterosessuale. Al contrario, 7 italiani su 10 (circa) pensano che non ci dovrebbero essere differenze. C’è ancora molta strada da fare, poiché il dato italiano è leggermente minore della media europea. Difatti, analizzando tutti i dati, l’Eurobarometro della Commissione Europea indica che il 72% dei cittadini europei afferma che non vede nulla di sbagliato in una relazione composta da due persone dello stesso sesso. A 3 punti percentuali di meno, il 69% degli europei pensa che il matrimonio egualitario dovrebbe essere permesso in tutti i Paesi membri dell’UE.

L’Italia gay-friendly nel gruppo dell’est Europa

Riguardo il dato medio degli europei che non vedono differenza tra coppia gay e etero, si nota un aumento di 5 punti rispetto al 2015, quando il dato era appunto il 67%. Più grande e rilevante il dato riguardante il matrimonio egualitario: 8% in più, passando dal 61% del 2015 al 69% di quest’anno.

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L’Italia gay-friendly invece si ferma sotto questi due dati medi. Con il suo 68%, è comunque quasi il doppio degli ultimi due Paesi della lista, Repubblica Slovacca (28esimo posto con il 31%) e Romania (27esima posizione al 38%). Al primo posto invece si trova la Svezia con il 98%, a seguire Olanda (97%), Spagna (91%), Regno Unito (90) e Danimarca (89%). I nostri vicini, Germania e Francia, sono rispettivamente al sesto posto con il 88% e ottava posizione con l’85%. Nulla di sorprendente invece per Polonia e Ungheria, che si posizionano al 23esimo posto con il 49% e e 25esimo posto con il 48%.