Kazemi, il giovane gay che Londra vuole rimandare in Iran

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Il diciannovenne, in Inghilterra per motivi di studio, è ricercato dalla polizia di Teheran per 'lavat'. Il governo lo vuole espellere. Appello di D'Alema.

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In Iran l’accusa che gli pende addosso è "lavat", sodomia, e la sua conseguenza è la pena capitale, come purtroppo abbiamo appreso dalla cronaca dei fatti, recenti e meno recenti, che ci arriva da quel Paese. Così le associazioni per i diritti umani hanno lanciato un appello al governo di Londra: non consentire l’estradizione di Mehdi Kazemi, un 19enne omosessuale iraniano che ha chiesto asilo politico in Inghilterra perché in patria sarebbe condannato a morte. Kazemi è ricercato dalle autorità di Teheran dopo che il suo partner, Parham, giustiziato per sodomia nell’aprile 2006, aveva confessato durante un interrogatorio i nomi di tutti gli uomini con cui aveva avuto una relazione. All’epoca dell’arresto del partner, 

Kazemi era in Inghilterra per motivi di studio. Avendo saputo che la polizia iraniana era sulle sue tracce, aveva chiesto asilo politico come rifugiato. L’Home Office, però, ha respinto la sua richiesta. Secondo il governo britannico, Mehdi può essere rimpatriato perché in Iran non corre alcun rischio. Lui, invece, sa bene che gli uomini di Gordon Brown si sbagliano di grosso. È fuggito dall’Inghilterra, ma è stato fermato dalla polizia di frontiera tedesca, che, una volta ascoltata la sua storia, l’ha consegnato ai colleghi olandesi. I Paesi Bassi sono noti per la generosità con cui concedono lo status di rifugiato a chi rischia una condanna a morte in patria. Ma Londra ha insistito, pretendendo la restituzione del clandestino. È già fissato il volo che riporterà Kazemi in Inghilterra. La tappa successiva sarà il viaggio per Teheran.

Il caso ha creato scalpore anche in Italia dove ieri pomeriggio Nessuno Tocchi Caino,il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito e il Gruppo Everyone hanno promosso una manifestazione di protesta per chiedere al Governo inglese di fermare l’estradizione di Medhi in Iran. Le stesse associazioni hanno pure richiesto al Ministro degli Esteri D’Alema di "intervenire immediatamente nei confronti del Regno Unito affinché blocchi il processo di deportazione". La Farnesina, dal canto suo, ha fatto sapere che ieri sera il Capo di Gabinetto del Ministro D’Alema, Ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, ha avuto un colloquio telefonico con l’Incaricato d’Affari britannico a Roma, Alastair McPhail, in merito alla vicenda. "L’Ambasciatore Nelli Feroci – si legge in una nota – che ha precisato di parlare a nome del Ministro D’Alema, ha rivolto un appello alle Autorità britanniche, facendo valere considerazioni di carattere umanitario, affinché possano riconsiderare il caso, concedendo l’asilo politico o comunque rinunciando al provvedimento di deportazione, così da evitare di esporre il cittadino iraniano Medhi Kazemi, al rischio di una condanna che potrebbe anche prevedere la pena capitale".

 

Aggiornamento ore 19.12: 

Le autorita’ olandesi, evidentemente in assenza di garanzie da parte di Londra, hanno bloccato oggi il trasferimento del giovane in Gran Bretagna, dove nei mesi scorsi gli era stato già negato il riconoscimento dell’asilo politico e da dove avrebbe potuto essere deportato entro pochi giorni in Iran per essere sottoposto a processo. Lo dichiara, in una nota il Gruppo Everyone, che ha seguito dall’inizio questo caso.

 

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