Krzysztof Charamsa: “Benedetto XVI gay? Sarebbe fantastico!”

Il teologo polacco, ospite del Tag Festival di Ferrara, svela l’omofobia della Chiesa.

È il sacerdote che avremmo sempre desiderato vedere dietro l’altare, sul pulpito, nel confessionale. Krzysztof Olaf Charamsa, teologo polacco di alto profilo, ex segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale presso la Congregazione della Dottrina della Fede, definita da lui “la culla dell’omofobia paranoica”, dipendente di fatto di Benedetto XVI per due anni, autore di saggi affascinanti e profondi quali Davvero Dio Soffre? e Abitare La Parola, è stato il protagonista di un interessante incontro al Tag Festival di Ferrara. Charamsa ha perso casa e lavoro dopo il discusso coming out del tre ottobre scorso, prima del Sinodo, per amore: ha rivelato in una conferenza stampa di essere fidanzato col politico catalano Eduard Planas. Attualmente vive con lui a Barcellona. Abbiamo avuto l’onore di conoscerlo: è una persona pacata e dolce, sempre disposta ad ascoltare, comunica empaticamente serenità. Insieme a lui abbiamo visitato l’imponente cattedrale di Ferrara e il centro storico grazie alla guida di alcuni organizzatori del Tag Festival. È stato un intenso e variegato weekend di dibattiti e visioni su tutto quanto fa cultura queer oggi, quello dell’intelligente Tag organizzato da CircoMassimo Arcigay e Arcilesbica Ferrara – soprattutto i matrimoni gay: Promesse… e sposi è infatti il sottotitolo della terza edizione di quest’anno. Il dibattito più atteso era proprio quello con Charamsa, moderato da Francesco Lepore: “Premesso che parlare di orientamente sessuale significa toccare qualcosa di intimo, di Ratzinger si vocifera anche malignamento di un possibile orientamento omosessuale” – chiediamo a Charamsa: “Come ha percepito queste voci dall’interno, durante il suo lavoro con lui?”

“Se Benedetto XVI fosse omosessuale sarebbe fantastico! – risponde il teologo – Parlare di orientamento sessuale non è però offendere qualcosa di intimo, bisogna esserne fieri. Riguardo agli omosessuali, è come parlare della differenza tra un ragazzo nero e uno gay. Un nero non deve dirlo. Un gay sì. Non mi interessa chi lo è. Ma l’orientamento sessuale non è solo piacere sessuale, riguarda anche il sociale. Descrive dove si pone la nostra anima”.

Gli chiediamo, poi, se e quando uscirà il suo libro di cui si vociferava una possibile e imminente uscita: “Il libro uscirà in italiano – ci conferma – e sarà la storia di un individuo alle prese con un’istituzione omofobica: una frattura profonda”. Riguardo ai componenti della Chiesa più omofobi, Charamsa è coraggiosamente esplicito: “Il Cardinale Parolin non ha più diritto di parola, ha osato troppo. Il cammino è stato tracciato dal Concilio Vaticano II. La Chiesa, semplicemente, ha paura. In strada, se due ragazzini si amano, non sappiamo come affrontarli! Il Cardinale ci ha offeso: una coppia lesbica è stata paragonata a borse cinesi taroccate. C’è poi un’identificazione tra omosessualità e pedofilia. Non lo disse solo Bertone. Questa Chiesa rischia di diventare una setta. E Francesco non apre una nuova era anche se è aperto a trattare tutti i temi. C’è stata una vergognosa manipolazione della celebre frase del Papa sui gay (“Chi sono io per giudicare?” è la versione tronca, n.d.r.). Il Catechismo promuove l’emarginazione degli omosessuali e parla di compassione. Ci sono documenti da rivelare riguardo alla Congregazione della Fede. Io sono un gay che realizza la volontà di Dio. La Curia Romana ha fatto di tutto per distruggere ogni prova sulla realtà. Il Cardinal Martini aveva gli occhi aperti sulla realtà. È un sistema machista e misogino”.

Il gay per la Chiesa è peggio della donna – sostiene Charamsa L’omofobia è l’altra faccia della femminofobia. Sono due violenze che spesso non trovano espressione. Nel clero ci sono preti omosessuali, ottimi preti con sensibilità verso gli altri se non così feriti da diventare farisei. Io ho odiato me stesso per moltissimi anni, mi inventavo che si trattava di un’allucinazione mia. Se odi te stesso inizia a odiare gli altri uguali a te stesso. L’omofobia è uscita come un vulcano durante la rivoluzione sessuale, dalla rivolta di Stonewall. Con Stonewall inizia un’epoca di omosessuali che rompono col silenzio. L’omofobia è colpa del sistema della Chiesa Cattolica. Lavoravo sotto Ratzinger, sono stato due anni sotto di lui, intellettualmente è un genio. Nella Congregazione della Dottrina della Fede ho iniziato a studiare di nascosto l’omosessualità. Nell’ultimo Sinodo hanno parlato di persona che ha bisogno di cure, di malattia mentale. Dopo il Concilio, in Persona Humana (documento della Congregazione della Dottrina della Fede edito nel 1975, n.d.r.) abbiamo un elenco di crimini tra cui l’omosessualità. Si vedono gli atti sessuali come scatole chiuse.

L’omosessualità resta come l’effetto di una cattiva educazione, una malattia, un’abitudine cattiva presa frequentando alcuni ambienti. La Chiesa non parla di orientamento sessuale ma di tendenza. Nel documento si parla di negazione di essere sacerdoti per gli omosessuali. Non è solo desiderio della carne: la Chiesa vede solo l’omosessualità nell’ottica del desiderio carnale. Per questo motivo ho presentato la persona che amo. Serve il piacere, quella realizzazione nella sessualità sana. La Chiesa non ha neanche la definizione giusta dell’omosessualità. La sua definizione è falsa e tronca. Bergoglio parlava di visione demoniaca dell’omosessualità e di matrimonio gay come segno di decadenza dei tempi”.

“La Chiesa ha un problema con la sessualità – prosegue Charamsae questo problema si riversa nella questione del celibato. Io non mi sento di aver tradito un impegno preso: è ancora in una eteronormatività in cui i gay non esistono. Non li riguarda. L’impegno del celibato è rinunciare a vivere con una donna e avere figli con lei. Il celibato è una contraddizione con la negazione del tuo orientamento: non puoi vivere serenamente qualcosa che ti è stato imposto non solamente come uno stato asessuale per i sacerdoti latini, mentre gli orientali possono scegliere. A te come omosessuale viene imposto un armadio che è disumano: in esso devi odiare te stesso, il tuo stato, la tua situazione, la tua anomalia, la tua patologia, la tua malattia, lo schifo che porti dentro che è qualcosa di odioso, è contro Dio, è contro la natura, contro il mondo, che attacca il mondo e vuole distruggere le famiglie e cambiare sesso a tutti. La paranoia a cui si arriva nella presentazione di questo schifo che dobbiamo rifiutare, senza nome nella prima teologia. È il crimine più grande e schifoso che si trova. È una cosa che non esiste e se esiste devi fare tutto perché non esista. Se esiste in te è un tuo problema e devi morire pensando che porti dentro questo problema e odiarlo. Quel celibato è per così dire la soluzione che la Chiesa nel passato ha pensato per i gay che volevano realizzarsi socialmente: è un ottimo armadio. L’omofobia non è solo il problema di qualche prete ma è la caratteristica strutturale dell’insegnamento della Chiesa Cattolica. È un’arma che la Chiesa usa per affermare la propria identità. Il clero, struttura gerarchica che governa la Chiesa, ha profondi problemi con le donne. Molti miei colleghi non sanno come stare con una donna, hanno un complesso della femminilità. La donna va bene quando è sottomessa a noi e ci serve. La visione della donna nel subconscio della mentalità cattolica è un essere inferiore, è un essere che tutto sommato è fatto per il servizio dell’uomo. Non aiuta la teoria del genio femminile di Giovanni Paolo II ma, anzi, aggrava la situazione, perché come la donna fu vista inferiore ora viene messa su un altare da dea che deve fare nascere figli: ti adoriamo ma stai zitta”.

1 commento su “Krzysztof Charamsa: “Benedetto XVI gay? Sarebbe fantastico!”

  1. Si trova senza lavoro? Succede quando si violano i voti fatti e si ha un pensiero e una pratica in totale contraddizione con l’incarico coperto. Se Charasma ha scoperto di essere nel posto sbagliato, doveva correttamente dirlo e andarsene coi suoi piedini. Poi è libero di fare le critiche che vuole.

    Altrimenti, ho anch’io diritto di ricoprire un posto dirigenziale all’Arcigay, anche se la penso molto diversamente da voi.

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