L’AUSTRIA NEGA IL MATRIMONIO GAY

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La Corte Costituzionale austriaca conferma la decisione dell'ufficio immigrazione che ha rifiutato il permesso di soggiorno al coniuge di un cittadino comunitario.

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VIENNA – L’associazione viennese Homosexuelle Initiative (HOSI) è sgomenta dalla decisione resa pubblica la scorsa settimana dalla Corte Costituzionale Federale del paese, relativa a una causa condotta da un cittadino statunitense, Lon Williams che si è sposato in Olanda con un cittadino tedesco e a cui l’ufficio immigrazione austriaco aveva rifiutato di riconoscere il matrimonio e, conseguentemente, di garantire il permesso di residenza e di lavoro. La Corte Costituzionale, cui si era rivolto Williams lamentando una violazione delle norma dell’Unione Europea in materia di libertà di movimento e una violazione dei diritti umani, ha rigettato il caso, confermando la decisione dell’ufficio immmigrazione. In base a questo rifiuto, il cittadino tedesco non ha potuto essere assunto per il lavoro che una organizzazione internazionale di Vienna gli aveva offerto, e la coppia ha dovuto continuare a vivere e lavorare in Olanda.
Williams ha affermato in sostanza che il non riconoscimento del suo matrimonio ai fini della libertà di movimento e al ricongiungimento familiare stabiliti dalla normativa europea è una violazione dell’articolo 21 della Carta che proibisce, nell’applicazione della legge europea da parte degli stati membri, ogni discriminazione sulla base, tra l’altro, del sesso o dell’orientamento sessuale. Inoltre Williams, riferendosi alla sentenza del luglio 2003 della Corte Europea dei Diritti Umani nel caso di Karner contro l’Austria, considera il trattamento discriminatorio dell’ufficio immigrazione austriaco come una violazione della Convenzione Europea dei Diritti Umani. Tuttavia, la Corte Costituzionale ha sentenziato che non c’è stata violazione né della legge europea né della convenzione per i diritti umani né della costituzione austriaca.
«La Corte – spiega Kurt Krickler, segretario generale della HOSI – si è rifiutata di rinviare il caso alla Corte Europea di Giustizia di Lussemburgo, che è l’organo competente a decidere sulle controversie che riguardano la legislazione europea. Ha invece rigettato il caso rinviandolo alla Suprema Corte Amministrativa dell’Austria che, però, non può deliberare sull’eventualità che il comportamento dell’ufficio immigrazione sia stato incostituzionale o in violazione dei diritti umani».
Anche Lon Williams naturalmente è sconvolto dalla sentenza: «La decisione della Corte è fondamentalmente sbagliata, e sono assolutamente in disaccordo con ogni argomentazione perché il ragionamento dietro ciascuna affermazione è discriminatorio anche nel senso più primitivo. Con ciò devo ribadire che sono sposato e, quindi, la libertà di movimento così come prevista dalla legge dell’Unione Europea, entra assolutamente in gioco. Il mio diritto umano basilare è stato arbitrariamente negato, e il mio stato civile è stato deliberatamente ignorato. Perciò sono determinato a sfidare ogni singola affermazione legale di questa sentenza, e non importa quanto tempo ci vorrà, non abbandonerò i miei procedimenti legali finché la questione non venga chiarita».
«Dobbiamo aspettare la decisione della Corte Amministrativa ora – spiega Krickler – Speriamo che la sentenza sia diversa o che almeno il caso sia rinviato finalmente alla Corte di Lussemburgo. Nel caso che la sentenza non sia diversa da quella della Corte Costituzionale, l’unico rimedio legale sarà di aprire un processo davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, cosa che Williams è determinato a fare e in cui l’HOSI continuerà a sostenerlo. Il problema con Strasburgo è che si possono volere 7-8 anni prima che sia emessa una sentenza. Se il tribunale Amministrativo non rinvierà il caso a Lussemburgo, dovremo considerare la possibilità di convincere il governo Olandese a portare l’Austria davanti alla corte lussemburghese».

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