L’Europa contro la Polonia: “Non discriminate le coppie gay”

Anche se la Costituzione polacca dichiara che è famiglia quella formata da uomo e donna, non può impedire al partner gay la successione nell’affitto: è contrario alla Convenzione dei diritti umani.

"Lunedì 3 marzo la Corte Europea per i Diritti Umani, con voto unanime, ha sentenziato che nonostante la costituzione polacca definisca la famiglia come formata dall’unione di un uomo e una donna, l’impossibilità di succedere al contratto d’affitto del partner dello stesso sesso è una violazione degli articoli 14 (divieto di discriminazione) e 18 (diritto al rispetto della vita privata e famigliare) della Convenzione Europea dei Diritti Umani del 1950".

A renderlo noto è Ottavio Marzocchi, responsabile questioni europee dell’associazione radicale Certi Diritti che sottolinea l’importanza del riferimento all’articolo 18 della Convenzione Europea dei Diritti Umani che impone agli Stati sottoscrittori di prendere in considerazione il fatto che a prescindere dal modo di condurre la propria vita privata "i diritti delle persone, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, devono sempre essere rispettati".

"Ancora una volta l’Europa afferma risolutamente che la tutela della famiglia non può tradursi nella discriminazione delle coppie dello stesso sesso – afferma Marzocchi -. In Italia, non c’è nessuna norma che limiti il matrimonio all’unione tra un uomo e una donna e il 23 marzo la Corte Costituzionale deciderà sulla legittimità del rifiuto delle autorità comunali di autorizzare le pubblicazioni matrimoniali di una coppia dello stesso sesso di Venezia. Speriamo che i principi della civiltà europea riaffermati dalla Corte Europea dei Diritti Umani vengano presi in considerazione".