L’Italia verso il terzo governo Berlusconi

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Netta vittoria del Popolo della Libertà. Terzo governo Berlusconi. Fuori tutti i candidati lgbt tranne una: Paola Concia. Niente da fare per Grillini, Luxuria, Pecoraro Scanio, De Simone,...

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Alla fine ce l’ha fatta. Per la terza volta. Silvio Berlusconi si appresta a formare il suo terzo, e forse ultimo, governo.

Il dato di per sé non è sorprendente. Chi aveva in mano i sondaggi, pur non potendoli pubblicare, si aspettava una vittoria abbastanza netta del centrodestra. Abbastanza netta. Il fatto è che qua si tratta di una mezza Caporetto. Di sicuro dei partiti laici. Non entreranno infatti, in nessuna delle due camere, tutte quelle formazioni che hanno rivendicato con orgoglio e tenacia i propri valori laici, che a volte sfioravano l’anticlericalismo.

Rimangono fuori i Socialisti di Boselli che avevano stampato quei manifesti così diretti (lo slagan era "Sono incazzato") ma così scarsamente efficaci. Rimane fuori il coraggioso esperimento che si è chiamato Sinistra Arcobaleno e che da domani si scioglierà per formare chissà cos’altro. Rimangono ai margini, prevedibilmente, i mini-partiti neocomunisti.

Ma sopratutto rimangono fuori gay, lesbiche e transgender, compresa la prima rappresentante di questi ultimi, Vladimir Luxuria. Un’altra Caporetto: non siederanno in Parlamento nomi eccellenti come Franco Grillini, deputato da anni. Rimane fuori il verde Gianpaolo Silvestri e con lui il suo leader Alfonso Pecoraro Scanio. Rimane fuori la grintosa Titti De Simone.

In compenso entra un volto nuovo, Paola Concia, fino ad ora nota solo agli addetti ai lavori.

Non resta – e ci fa piacere – che sperare in lei, e confidiamo che sia consapevole della enorme responsabilità che dovrà portare sulle spalle: essere la sola rappresentante dichiaratemente lesbica del parlamento italiano. L’unica a cui spetterà l’ingrato compito di mediare con l’ala teodem del suo partito, il Partito Democratico.

Un’ultima considerazione. Tre milioni di voti gay non sono stati in nessun modo decisivi. Neanche questa volta. Per l’ennesima volta. Sono andati "dispersi" a questo o quel partito. Quello gay sì, sarebbe stato un voto utile per davvero.

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di Daniele Nardini

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