L’omofobia ha una vittima in più

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Accusare qualcuno di andare a letto con una transessuale o un omosessuale è l'arma più bassa che la politica oggi sappia usare. Ieri contro il direttore dell'Avvenire. Oggi...

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A noi non piace titolare così: "Ricattato Marrazzo. Ripreso in un video con una trans?". Ma alla fine, viene d’obbligo, per un sito che si chiama Gay.it e si occupa a tutto tondo di tematiche lgbt. Anche se, professionalmente ed eticamente, pesa.

Sia chiaro: peserebbe anche se il soggetto della vicenda non fosse un noto esponente del Partito Democratico, ma anche un Gasparri, o un La Russa, o lo stesso Berlusconi. Perché quello che si celerebbe dietro quel video, sono soltanto le abitudini amorose del presidente della Regione Lazio e nulla più. Non, come nella vicenda che vede sulla graticola da mesi Silvio Berlusconi, la sua onestà intellettuale, la sua indipendenza, la sua sicurezza personale – importante per noi, vista la carica che ha -, la certezza per noi cittadini che il capo del nostro governo non sia ricattabile da signorine o da paesi esteri e che per lui il bene pubblico sia sempre al primo posto. Marrazzo, insomma, non ha disdetto un impegno con Napolitano e un altro all’Ambasciata Americana rispettivamente per stare con una ragazza brasiliana e con la signorina Daddario, né casa sua è residenza di Stato, né risulta che abbia mentito alla nazione. Né, infine, si è mai espresso negativamente contro la lotta all’omofobia e alla transfobia, o risulta di aver espresso pensieri incoerenti con la sua vicenda personale, ammesso che questa venga confermata dalle indagini.

Andare con una persona transessuale, insomma, non solo non è reato, ma in un paese normale non dovrebbe essere neppure un segreto inconfessabile, capace di rovinare la carriera politica di questo o quello. Specie per chi non è antigay e antitrans.

Eppure lo è.

In questo sempre più triste paese, in cui un giorno sì e l’altro pure si susseguono colpi sempre più bassi in un immondezzaio senza fine, è altamente probabile che la vicenda di Marrazzo sia stata portata alla luce non tanto per mandare in galera quei quattro carabinieri che lo hanno ricattato, ma – per usare un’aulica espressione del nostro Presidente del Consiglio – per “sputtanarlo”. Come per il direttore dell’Avvenire Dino Boffo un mese fa, come per Gianfranco Fini.

E, come già in quelle due occasioni, esprimere solidarietà a chi viene colpito dai manganelli fascisti (questi, sì, fascisti) di quell’informazione che usa le informative dei servizi segreti per denigrare l’avversario politico, tirando fuori le sue (vere o supposte) abitudini sessuali, è davvero un dovere civile. L’omofobia e la transfobia, insomma, oggi hanno una vittima in più: accanto ai ragazzi di Roma e Firenze, a quelli di Napoli e ai tanti di questi mesi, accanto a Dino Boffo (che però, di omofobia a sua volta soffriva), oggi ci tocca aggiungere con tristezza il presidente della Regione Lazio.

Alessio De Giorgi

Direttore di Gay.it

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