L’orgoglio di Bologna

Enorme successo per il primo pride nazionale “distinto e distante” dalla politica. La cronaca dell’avvenimento che ha portato in piazza migliaia di “non rappresentati”.

Oltre duecentomila partecipanti: un arcobaleno ininterrotto di orgoglio ha invaso Bologna per il pride nazionale 2008 che, mentre scriviamo, sta ancora sfilando lungo i viali della città. Sono migliaia gli omosessuali, le lesbiche, i transessuali e gli eterosessuali che hanno risposto al richiamo della diversità sfidando una cappa di caldo opprimente.

“Matrimoni”, “laicità”, “libertà”, “uguaglianza”, “diritti” sono davvero brevi gli slogan scritti sui cartelli, stampati sugli adesivi, vergati sui pettorali o tra le scapole, e riassumono perfettamente il clima di rivendicazione politica schietta, diretta e immediata (e arrabbiata) che si mescola, lungo i viali della città delle due torri, con la musica di decine di carri, le danze, i sorrisi e una gioia che ha il sapore dolce della normalità ed è lontano anni luce dall’esibizionismo che molti vorrebbero dipingere addosso alla comunità gay e che qui non c’è.

Le bandiere dell’associazionismo, accorso in massa, cancellano il clima cupo della vigilia con una manifestazione, che, dal nascere, è stata oggetto di violente critiche. È stato attaccato da destra, com’era prevedibile, dal Ministro per le pari opportunità Mara Carfagna che non ha concesso il patrocinio alla manifestazione definita “esibizionista”. Ha poi subito i distinguo della Sinistra con il partito democratico bolognese totalmente assente dalla manifestazione ed è infine stato martoriato dai pulpiti con Monsignor Caffarra a cianciare, alla vigilia della manifestazione, che i rapporti omosessuali sono un pericolo sociale, e i domenicani a sostenere che i pride “sono esibizioni che mi sembrano più finalizzate a una sorta di presa di potere che a una rivendicazione di diritti”.

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Sull’estetica dei manifestanti poi, tra chi li vorrebbe in burka e chi no, le polemiche sono state infinite. È evidente che Emiliano Zaino, presidente di Arcigay Bologna e portavoce del pride, stimava, alla vigilia, a soli 30 mila i partecipanti alla manifestazione, pochini per un pride nazionale se si pensa ai 200 mila di Milano e ai 300 mila di Roma.

Ma orgoglio e visibilità gay, anche in Italia, sono inarrestabili e la piazza, al nord, come al centro, come al sud risponde, in decine di sigle di associazioni e migliaia di privati cittadini in sintonia perfetta con le richieste della minoranza gay. Ma il Bologna Pride 2008 ha un assente non giustificato, un’assenza che pesa come un macigno. Manca la politica, la grande politica, non c’è alcun leader di schieramento. È assente non giustificato Veltroni, leader del Pd, ed è sparuta la rappresentanza di Sinistra arcobaleno. Non c’è, e anche questo era prevedibile, il centro destra se non con il parlamentare ex radicale (??) ora forzista Benedetto Della Vedova.

È Nichi Vendola, presidente della regione Puglia, in testa al corteo, a sottolineare l’assenza del Pd, e a chiedersi, insieme a Franco Grillini sceso in piazza con la fascia tricolore – è infatti in corsa per la poltrona di sindaco di Bologna – a puntare il dito contro l’assenza della politica: “La politica dei partiti e’ scarsamente presente, perchè ormai da tempo in Parlamento hanno abbandonato la battaglia per i diritti politici, ma il Gay Pride e’ una festa della politica”. Paola Concia, parlamentare del Pd, giustamente si arrabbia: “Il PD e’ presente al Gay Pride: ci sono io, parlamentare eletta in Puglia e c’e’ Vittoria Franco, Ministro delle Pari Opportunita’ del Governo Ombra”, ma questo, insieme evidentemente alla presenza dei leader storici della militanza con Vladimir Luxuria in testa al corteo, è tutto il poco di politico, insieme alle promesse del sindaco Cofferati di intitolare una piazza a Stefano Casagrande, esponente storico de il Cassero, la politica della manifestazione.

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La politica non si mescola, e lo ha fatto con diffidenza, alla normalità gay e Bologna mostra tutta l’impressionante distanza tra i rappresentanti politici e le aspettative di decine di migliaia di non rappresentanti. Che cosa c’è di nuovo in questo pride, abbiamo chiesto a molti manifestanti e ad alcuni leader di movimento, mentre incominciano gli interventi dal palco. La risposta è univoca: la politica ha perso totalmente il contatto con le aspettative, i bisogni e i desideri della sua gente. Un arcobaleno così luminoso, è qui a ricordarlo.

di Stefano Bolognini