L’ORGOGLIO PIU’ GRANDE

Il primo Gay Pride della Croazia è stato funestato da offese e violenze. Ma c’è stato, ed è un momento importante. "Una data storica", con l’appoggio istituzionale e la polizia a difesa.

ZAGABRIA – "Pervertiti immorali", "Siete gli untori dell’Aids", "Porci immondi"… Accompagnate da questi insulti hanno sfilato sabato scorso a Zagabria duecento o trecento manifestanti (le fonti discordano) che si raccoglievano, per la prima volta nella storia della Croazia, a celebrare il Gay Pride. Non molti, dunque, i partecipanti, se paragonati ai pride affollati dell’Europa più progredita in fatto di diritti; molti se si pensa al primo Pride nella storia della Croazia. Purtroppo erano tanti di più gli "spettatori" che si sono raccolti ai lati del corteo per dimostrare tutto il loro disprezzo per una categoria, quella degli omosessuali, che come è facile intuire non ha affatto vita facile a Zagabria. Ma i gay croati non si sono persi d’animo. Certamente, il primo gay pride della Croazia non è andato bene, anzi. Però c’è stato, ed è importantissimo: simbolicamente forse più di tutti gli altri, più di quelli affollatissimi di New York e Parigi, più di quelli così tanto politicizzati di Roma e di Berlino, più del nostro bel pride padovano. Perché i gay croati e i loro sostenitori hanno davanti una lunga e dura strada, fatta di coraggio, un coraggio dimostrato ampiamente con la prima, sparuta sfilata per le vie di Zagabria. Ed è stato importante anche l’appoggio istituzionale, come vedremo.

Alla marcia hanno partecipato un centinaio di omosessuali e un altro centinaio di sostenitori, tra esponenti dei partiti di centro sinistra e rappresentanti delle organizzazioni per i diritti dell’uomo. L’evento è iniziato con un corteo pacifico lungo le vie centrali di Zagabria. I cittadini di Zagabria hanno accolto i partecipanti sia con gli applausi che con gli insulti, nonostante la presenza imponente della polizia non rendesse possibile avvicinarsi al corteo. I partecipanti, tra cui c’era il ministro degli Interni Sime Lucin del partito Socialdemocratico (Sdp), la presidente del Partito popolare Vesna Pusic e il deputato italiano e presidente della Commissione parlamentare per i diritti umani Furio Radin, hanno definito quella di ieri "una giornata storica", invitando i cittadini a rispettare le diversità nella società croata.

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"Amatevi l’un l’altro e combattete per i vostri diritti" ha affermato Sime Lucin durante i discorsi finali dal palco, mentre Dorino Manzin, portavoce di Iskorak, l’associazione gay organizzatrice dell’evento, ha detto che "nostro desiderio è mostrare che la società croata è matura e democratica e anche mostrare l’aspetto positivo delle minoranze sessuali. Perciò non vogliamo né ballare nudi, né mostrare i nostri culi scoperti. Vogliamo solo essere ascoltati e accettati". La leader dell’associazione lesbica Kontra, Sanja Juras, ha detto che il Gay Pride è stata una formidabile occasione per la comunità omosessuale croata per fare il suo coming out.

Ma evidentemente c’è ancora una parte della popolazione che ha difficoltà ad accettare questo genere di manifestazioni. Tra coloro che protestavano contro il corteo, oltre a un gruppetto di skinhead, c’era anche una suora, tal Ruth Augustus di Londra, che sulle spalle teneva una statuetta della Madonna: la religiosa è giunta a Zagabria nientemeno che dalla capitale britannica per esternare il suo personale dissenso verso la prima sfilata di omosessuali mai tenutasi in Croazia, e poter quindi gridare contro i manifestanti "Siete dei porci immondi, untori dell’Aids". Alla suora bisognerebbe chiedere perché è andata in Croazia a manifestare, e non a Padova o a Parigi, dove probabilmente sarebbe stata sommersa di fischi da una folla di gay che a Zagabria non c’era.

La folla che invece si era radunata per assistere al passaggio del corteo, era composta anche da gente che per ore ha inveito contro gli omosessuali, intonando slogan che parlavano di "soluzione finale, di apertura di lager" e altri messaggi di violenta intolleranza. Il tutto controllato da ingenti forze di polizia che però non sono riuscite del tutto a evitare che si verificassero le annunciate spedizioni punitive da parte di elementi d’estrema destra.

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Un gruppo di otto skins, a sfilata conclusa, è entrato nel centro culturale Mama, in via Tesla a Zagabria (dove solitamente si raccolgono gay e lesbiche), pestando quattro persone, di cui una finita al Pronto soccorso dove le è stata suturata l’arcata sopraccigliare.

Uno dei responsabili dell’iniziativa, Mario Kovac, ha riportato ferite guaribili in un paio di giorni dopo essere stato aggredito sabato mattina in via Kvaternik da alcune teste rasate.

Sui partecipanti è stato inoltre lanciato un lacrimogeno e c’è voluta una carica della polizia per disperdere decine di facinorosi che intendevano "dare una lezione" – come ripetevano i cori scanditi a lungo – agli omosessuali. Secondo il bilancio diffuso dalla questura, sono state ventisette le persone fermate, di cui tredici denunciate.

di Demetrio Fury