La Cassazione: “E’ famiglia ogni coppia dove c’è assistenza”

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Una sentenza emessa ieri stabilisce che si intende come famiglia ogni "consorzio di persone" tra le quali ci sia solidarietà e un rapporto duraturo, a prescindere dall'orientamento sessuale.

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Con una sentenza emessa ieri, la Corte di Cassazione si pronuncia nuovamente sulla sostanziale parità tra coppie di fatto e famiglie. In sostanza, il pronunciamento della corte di livello più alto del nostro sistema giudiziario stabilisce che la tutela prevista dal reato di maltrattamenti in famiglia, infatti, si estende anche alle coppie di fatto. Il caso in questione riguardava la condanna, emessa dalla Corte d’Appello di Cagliari, ai danni di un uomo ritenuto responsabile di maltrattamenti in famiglia, violenza privata e ricettazione.

La seconda sezione penale della Suprema Corte ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato, ricordando che "ai fini della configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia, non assume alcun rilievo la circostanza che l’azione delittuosa sia commessa ai danni di una persona convivente more uxorio", poiché il richiamo contenuto all’articolo 572 c.p. (inerente il reato in questione) alla ‘famiglia’ "deve intendersi – spiegano i giudici nella sentenza n.40727 – riferito ad ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo".

"E’ una grande e importante sentenza, così si mette fine ad una ipocrisia perché la violenza va sempre condannata – ha dichiarato Livia Turco, capogruppo del Pd nella commissione Affari sociali di Montecitorio -. Da oggi abbiamo un motivo in più per rivedere la nostra legislazione al fine di superare le discriminazioni sociali e gli atti contro la dignità della persona che avvengano nella famiglia intesa in senso tradizionale, che nessuno vuole mettere in discussione, così come nelle altre forme di convivenza".

Di parere assolutamente contrario, naturalmente, Luca Volontè dell’Udc, strenuo e tenace difensore della visione cattolica e tradizionale della famiglia e feroce oppositore di ogni progetto dilegge che abbia tentato di introdurre in Italia il riconoscimento delle coppie di fatto, a prescindere che fossero etero o gay.

"Alcuni giudici sono usciti nettamente dal perimetro del dettato costituzionale  – ha dichiarato Volontè – con una sentenza devastante per la famiglia italiana. La strumentalizzazione ideologica è sotto gli occhi di tutti. Ci auguriamo che essa venga valutata al più presto dagli organi competenti. Fermo restando che ogni tipo di maltrattamento, in qualsiasi ambito venga commesso, va duramente condannato, la nostra Costituzione e la realtà parlano chiaro: l’unica famiglia è quella ‘società naturale fondata sul matrimonio’".

Va da sé che se la definizione di "famiglia" codificata è "un consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo", e se questa definizione non specifica in alcun modo l’orientamento sessuale delle persone in questione, sono da intendersi famiglie anche le coppie gay e lesbiche. Ancora una volta, dai livelli più alti della magistratura italiana (in questo caso la Cassazione) arriva un segnale positivo che fa ben sperare anche riguardo ai tanti ricorsi fatti dalle coppie che hanno aderito alla campagna di Affermazione Civile e chiesto la pubblicazione agli ufficiali di stato civile, sentendosi rispondere un secco "no". Su questi casi, adesso, si attende il pronunciamento della Corte Costituzionale.

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