“La Chiesa? Una zavorra per la civiltà, se non una minaccia”

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La mancata nomina dell'ambasciatore gay in Vaticano scatena le reazioni delle associazioni

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La mancata convalida della nomina di Laurent Stefanini ad ambasciatore della Francia presso la Santa Sede sta provocando reazioni nella comunità lgbt italiana. Secondo la stampa francese, infatti, il silenzio del Vaticano è dovuto alla dichiarata omosessualità di Stefanini , cosa che pregiudicherebbe il suo curriculum perfetto per il compito di ambasciatore. “È la migliore personalità possibile per quel ruolo”, hanno dichiarato all’Ansa fonti del Ministero degli Esteri francese.

“Nessuna sorpresa, ma tanta rabbia: ora dovrebbe essere chiaro a tutti che il Vaticano è come l’Uganda” commenta indignato Flavio Romani, presidente di Arcigay. “In Uganda – dice Romani – gay e lesbiche vengono perseguitati “nel nome di Dio” dalle chiese fanatiche ispirate all’estrema destra, analogamente in Vaticano le persone omosessuali vengono respinte, nonostante i meriti e le indiscusse qualità e, soprattutto, nonostante a parole si predichi l’accoglienza”.

“Il pontefice aveva detto “chi sono io per giudicare una persona omosessuale?” – ricorda Romani -: evidentemente anche in Vaticano si predica bene e si razzola male (in questo come in molti altri ambiti), così alla prova dei fatti gli alti prelati hanno mostrato il loro vero volto”. Contro la nomina di Stefanini si era espresso, oltre alla Curia Romana, anche il presidente di Manif Pour Tous Francia. “Quella esercitata nei confronti di Laurent Stefanini – prosegue il presidente di Arcigay -, compiacendo alle pressioni di fanatici e gruppi di estrema destra, è discriminazione, non esiste altro termine per definirla. E chi discrimina – incalza – è una zavorra per la civiltà, se non addirittura una minaccia”.

“Chi oggi esclude una persona in virtù del proprio orientamento sessuale – conclude – riproduce il medesimo pensiero di chi combatte “guerre sante” contro chi crede in un dio diverso o contro chi viene da un paese lontano”.

Rammaricato il commento di Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia. “Nonostante le aperture mediatiche di Papa Francesco, la curia non cambia mai”, dichiara Mancuso che ha aggiunto come da cattolico attende fatti dalla chiesa. “Finora (la chiesa, ndr), sui temi dell’omosessualità, non ha fatto alcun passo avanti – evidenzia -.La vera rivoluzione di Papa Francesco – si misurerà quando non farà più notizia il fatto che omosessuali ‘visibili’, quelli apertamente dichiarati, hanno anche cittadinanza nei rapporti istituzionali con il Vaticano“.

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