LA CONSULTA SULLO STATUTO TOSCANO

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E' cominciato l'esame della Carta regionale impugnata dal governo su undici punti, tra cui il riconoscimento delle unioni di fatto. La sentenza tra trenta giorni.

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ROMA – I punti dello statuto della Regione Toscana impugnati dal governo sono undici, ma durante l’udienza di stamani davanti alla Corte Costituzionale accusa e difesa si sono sfidate soprattutto sulle prime due questioni, sicuramente le più spinose: il diritto di voto agli immigrati residenti e il riconoscimento delle altre forme di convivenza al di fuori del matrimonio. La decisione della Consulta dovrebbe arrivare tra circa un mese, forse anche prima di Natale, e sarà scritta dal giudice costituzionale Piero Alberto Capotosti.
In poco più di un’ora l’avvocato dello Stato, Giorgio D’ Amato, e il difensore della Regione Toscana, Stefano Grassi, hanno fatto riferimento a numerosi articoli della Costituzione e a precedenti sentenze della Consulta per dimostrare tesi opposte.
D’Amato, a nome della presidenza del Consiglio, ha insistito sull’illegittimità di quella parte dello statuto che promuove il diritto di voto agli immigrati. In questo modo – ha affermato – si viola innanzitutto l’art.48 della Costituzione, che riserva ai cittadini l’elettorato attivo. Di più: “La regione – ha aggiunto D’Amato – crede di salvarsi l’anima affermando” che questo diritto di voto viene promosso “nel rispetto dei principi costituzionali”: ma “come si può rispettare la Costituzione se la si vuole modificare?”.
Anche per quanto riguarda il riconoscimento delle forme di convivenza al di fuori del matrimonio, ci sarebbe stata un’ “invasione di campo” da parte della Regione dal momento che – ha fatto notare l’avvocato dello Stato – lo statuto prevede il riconoscimento “tout court di tutte le altre forme di convivenza, quindi anche quella tra omosessuali”. In sostanza, per D’Amato la Regione Toscana intende “stabilire una garanzia diversa e ultronea” rispetto a quella fissata dalla Costituzione. Lo dimostra il fatto – ha aggiunto – che nell’ ordinamento statale le coppie omosessuali non sono riconosciute, mentre per quanto riguarda le unioni di fatto eterosessuali la tutela è limitata alla prole.
La difesa della Regione Toscana ha invece insistito che sul voto agli immigrati, sulle convivenze, sul rispetto dell’ ambiente e sulla tutela del patrimonio storico-artistico, lo statuto utilizza il verbo “promuovere”, per cui non si tratterebbe di disposizioni con valore precettivo ma soltanto programmatico. “Questo statuto – ha detto l’avvocato Grassi – non può modificare la Costituzione. Inoltre la Regione si è attenuta ai principi fissati dalla Corte Costituzionale”. Il difensore della Regione ha colto l’occasione per far riferimento a una recente sentenza della Consulta (n.2 del 2004) che ha riconosciuto la legittimità dell’esistenza, accanto ai contenuti necessari degli statuti regionali anche dei contenuti che indicano aree di prioritario intervento politico o legislativo.
Grassi ha quindi ribadito la tesi della “genericità ” per quanto riguarda le altre forme di convivenza che non siano il matrimonio: “il termine riconoscimento è generico. Perchè bisogna subito parlare di riconoscimento dei diritti agli omosessuali? La Regione Toscana – ha concluso – è aperta alla realizzazione dello stato sociale ed è aperta a far fronte a una serie di situazioni di bisogno: la convivenza è tra queste”.

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