‘LA MINISTRA PARLI CON NOI’

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I gay si incontrano a Roma con le forze della sinistra: vogliono aver voce nel processo di recepimento della direttiva sulla discriminazione nel lavoro. Che la Prestigiacomo annuncia...

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ROMA – Per la prima volta nel nostro Paese, viene inserita nell’ambito giuridico e costituzionale una normativa contro la discriminazione, ma proprio le parti discriminate vengono tagliate fuori dal discorso. E’ quanto sta avvenendo con il recepimento, attivato dal Governo con un disegno di legge, della direttiva comunitaria 2000/78. Ma le associazioni GLBT, alcuni esponenti dei partiti della sinistra e del movimento dei movimenti, sono determinati a far sentire la propria voce in proposito e oggi, martedì 25 marzo, a Roma, si sono confrontati per delineare una nuova possibile stagione per i diritti sociali e civili.
Molti i relatori: i deputati Titti De Simone e Nichi Vendola di Rifondazione, Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi, il presidente di Arcigay Nazionale Sergio Lo Giudice, Gigliola Toniollo della CGIL Nuovi Diritti, Mariella Di Folco del Mit, Mauro Cioffaridel Gruppo GayRoma.it, e Imma Battaglia di DìGayProject. E poi Arcilesbica Nazionale, i Cobas, e molti altri, impossibile citarli tutti.
Si è aperto un acceso dibattito sulla prossima scadenza del 10 aprile, data entro cui il Governo deve recepire la direttiva europea 2000/78 contro le discriminazioni sul luogo di lavoro, toccando inevitabilmente il tema del referendum sull’estensione dell’ art. 18 e il drammatico scenario internazionale.
L’attuale situazione di espropriazione, o regressione complementare dei diritti, per usare un’espressione di Nichi Vendola che ha aperto i lavori, ha trovato daccordo le realtà tutte, riunite questa mattina nella piccola sala romana della Sagrestia. Nonostante sia stato approvato dal Consiglio dei Ministri un Decreto legislativo sulla 2000/78 CE, «la reale preoccupazione – spiega Titti De Simone – è che la ministra Prestigiacomo si faccia portavoce di una forma assolutamente minimalista e non esaustiva della Direttiva Europea».
Il costante riferimento della Ministra al solo art. 3 della 2000/78 che prevede una parità di trattamento tra uomini e donne preoccupa certamente tutte quelle realtà sociali adducibili al movimento GLBT che ne risultano totalmente escluse, e forse dovrebbe far riflettere il fatto che l’art. 10 della Direttiva Europea che attua il principio della parità di trattamento tra persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica, non è contemplato assolutamente nel Decreto Legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 marzo scorso.
Una situazione inquietante che certo non fa presagire nulla di buono, soprattutto se si tiene conto del fatto che ad oggi non è stato ancora divulgato dalla Prestigiacomo un testo base del decreto legislativo già approvato.
Si susseguono gli interventi tesi a testimoniare la situazione drammatica di precarietà di lavoratori sempre più discriminati dal punto di vista dell’orientamento sessuale, soprattutto nel caso delle identità trans, che rappresentano la parte più debole del movimento Glbt ma anche la più significativa ed evidente di fronte a certe problematiche. Basta pensare all’impossibilità di poter nascondere o almeno preservare il proprio orientamento sessuale sul posto di lavoro. Come ricordano giustamente la Toniollo e la Di Folco, che parlano di eliminazione vera e propria di alcune persone dal diritto civile del lavoro, i/le transessuali sono totalmente esclusi dalla Direttiva Europea. Ma d’altro canto se un omosessuale non è adatto a fare il sacerdote o a pregare, figuriamoci a lavorare.
«Il rischio – afferma Sergio Lo Giudice, Presidente Arcigay Nazionale – è che ai piani alti del Palazzo non arrivi il polso del fenomeno, soprattutto se si tiene conto del vuoto esistente rispetto al dialogo con le parti sociali che vede Stefano Fabeni del Cersgosig come interlocutore per la questione omosessuale».
Molte le iniziative attuate dalle realtà presenti per esercitare una forte pressione sul Governo in modo da far approvare nella sua interezza ed esaustività la Direttiva Europea: dibattiti, interpellanze parlamentari indette da Titti De Simone di Rifondazione Comunista, fautrice dell’odierno incontro e seriamente preoccupata per le «discriminanti di una disuguaglianza evidente», una campagna nazionale indetta in cooperazione tra Cgil Nuovi Diritti, Arci, Gruppo Abele, Società Laica e Plurale e Comunità di San Benedetto al Porto, che ha distribuito 20.000 cartoline con lo slogan: Diverso orientamento sessuale uguali diritti sul posto di lavoro; «ma non solo – aggiunge Maria Gigliola Toniollo – abbiamo allestito prontamente sul nostro sito una pagina web interamente dedicata all’argomento, abbiamo scritto a tutti i parlamentari di Centro Sinistra, e riempito sul tema una pagina di centro della nostra rivista sindacale».
Alfonso Pecoraro Scanio ha infine osservato che quando sono state combattute battaglie per i diritti civili, dall’aborto al divorzio, per esempio, «la posizione dell’opinione pubblica e’ stata spesso piu’ avanzata rispetto a quella di un ceto politico spesso arretrato e ottuso. Per questo – ha concluso – dobbiamo essere coraggiosi, provocando iniziative che coinvolgano la gente».
Un quadro di profonda amarezza emerge anche per l’attuale scenario internazionale: «riflettiamo – incalza Imma Battaglia – sul totale riassetto geopolitico in atto e sull’asse Blair-Bush anche in termini lavorativi». Un riassetto che ci sta portando verso una società basata sempre più sull’incertezza individuale.

di Monica Giovannoni

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