La Regione Lombardia discrimina i gay, ma gli elettori voglio parità

Sondaggio rivela che il 60% degli italiani vuole l’estensione dei diritti alle coppie gay.

Una festa che consacri la “famiglia naturale fondata sull’unione fra uomo e donna”. Ma c’è di più. La mozione approvata ieri dal consiglio regionale della Lombardia con i soli voti favorevoli della maggioranza (Lega, NCD, Forza Italia, Lista Maroni e Fratelli d’Italia) sancisce per il governo regionale “la propria opposizione a qualunque tentativo di introdurre nell’ordinamento giuridico disposizioni normative tali da alterare la stessa struttura della famiglia, comprimere i diritti dei genitori all’educazione dei propri figli, ignorare l’interesse superiore dei minori a vivere, crescere e svilupparsi all’interno di una famiglia naturale”. L’intento è chiaro: ostacolare in ogni modo l’educazione alla diversità e l’introduzione, almeno in Lombardia, di leggi che consentano l’equiparazione delle coppie gay e delle famiglie omoparentali a quelle eterosessuali, elette a uniche possibili.

Incostituzionale

Una mozione che Matteo Winkler, avvocato di Rete Lenford giudica incostituzionale perché “comunica un messaggio per cui ci sono famiglie che meritano una festa e famiglie relegate nell’ombra e alle quali non si presta attenzione”. “Che razza di legislatore è – chiede Winkler dalle pagine del Fatto Quotidiano – quello che discrimina sulla base della “naturalità” di un concetto tanto fluido come quello di famiglia, favorendo una parte della società, che neppure si comprende quanto ancora risulti statisticamente maggioritaria, rispetto al resto”?

La mozione lombarda si spinge oltre chiedendo al governo di non applicare il “Documento standard per l’educazione sessuale in Europa, redatto non dalle associazioni lgbt italiane, ma dall’Organizzazione mondiale della sanità.

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“Siamo assolutamente contrari a ogni forma di discriminazione nella nostra società – ha motivato il capogruppo della Lega Nord Massimiliano Romeo -, ma oggi vogliamo denunciare con forza che dietro lo spettro dell’omofobia si sta cercando di imporre un modello culturale preciso che e’ ostile alla famiglia naturale”. Un triste refrain, quello del “non ho niente contro, ma…” a cui i detrattori politici dell’uguaglianza e della parità ricorrono spesso senza vedere quanto siano distanti dai loro stessi elettori.

Il sondaggio

Paradossalmente, infatti, proprio oggi, il quotidiano Libero pubblica un sondaggio realizzato da Ferrari Nasi & Associati secondo cui il 60% degli italiano sono favorevoli all’estensione alle coppie gay di tutti i diritti previsti per quelle etero sposate. Una percentuale in crescita, rispetto al 53% del 2012 e il43% del 2011. E sebbene le stesse cifre non si riscontrino se si parla di adozioni (solo 1 intervistato su tre si dice favorevole), proprio tra gli elettori della Lega Nord più della metà sarebbero favorevoli al riconoscimento di pari diritti alle coppie gay.

Le reazioni delle associazioni

“Una festa abominevole, che distingue tra bambini di serie A, cioè quelli con due genitori eterosessuali, e bambini di serie B, provenienti da famiglie omogenitoriali e monogenitoriali – ha commentato Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay -. Un atto barbaro, che rende i più piccoli bersaglio di un’inaudita rappresaglia ideologica”. “Mentre Berlusconi indossa la maschera del liberale – chiosa Romani -, ecco che i suoi sodali infieriscono su chi già quotidianamente è discriminato, inserendo nuove diseguaglianze anziché risolvere quelle già esistenti”.

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Parla di “martiri della natura, della tradizione e della normalità” Yuri Guaiana, segretario dell’associazione Certi Diritti. Tra questi martiri, spiega Guaiana, ci sono anche “i 100.000 figli delle famiglie omogenitoriali che non hanno alcun diritto o tutela, le coppie dello stesso sesso, escluse da diritti e doveri reciproci e verso terzi, ma anche le famiglie monogenitoriali, i conviventi, i divorziati o i single che tornano a essere stigmatizzati perché non sufficientemente naturali, i membri di famiglie allargate di epoca post-industriale (composte in genere da madre, padre, figli e i figli dei propri partner) che difficilmente potranno essere considerate tradizionali o naturali, in breve, la maggioranza dei cittadini lombardi”.

E in rete è già partita una petizione per chiedere l’abrogazione della mozione.