La Svezia ferma gli aiuti all’Uganda e il Vaticano lancia un appello

Tutti contro l’Uganda. La nuova legge che prevede l’ergastolo per gli omosessuali sta causando non pochi problemi a Museveni. E anche il Vaticano chiede alla comunità internazionale di intervenire.

Continuano le pressioni internazionali sull’Uganda perché faccia un passo indietro sulla legge che prevede l’ergastolo per le persone lgbt. Dopo la Banca Mondiale e le rappresentanze diplomatiche di tutti i paesi dell’Ue e dell’Australia, solo per citare i casi più recenti, alla lista si aggiunge anche la Svezia che ha fatto sapere che sospenderà gli aiuti previsti per il pese africano. “Questa legislazione – ha dichiarato il ministro della Cooperazione svedese Hillevi Engstrom – viola i diritti fondamentali degli omosessuali, dei bisessuali e dei transessuali”. Il ministro ha aggiunto però, che continuerà ad “inviare aiuti alla società civile per aiutare e migliorare le condizioni di vita degli omosessuali”.

La Svezia non è l’unico paese europeo ad avere preso una decisione del genere. Prima di Stoccolma, anche l’Olanda, la Danimarca e la Norvegia (tutti paesi in cui, vale la pena ricordarlo, le persone dello stesso sesso possono sposarsi legalmente).

Ma c’è di più. A bacchettare l’Uganda arriva anche la Chiesa. Se già Desmond Tutu, alla vigilia della firma di Museveni, aveva auspicato un ripensamento del presidente, anche il presidente del Consiglio Vaticano per la Giustizia e la Pace, il cardinale ganese Peter Turkson ha preso una posizione ufficiale sostenendo che gli omosessuali “non sono criminali” e per questo non dovrebbero essere penalmente perseguiti. Il cardinale ha anche riferito che il Vaticano ha fatto appello alla comunità internazionale perché intervenga con il governo ugandese. Turkson ha fatto il suo intervento durante una conferenza della Chiesa sui diritti umani che si è tenuta a Bratislava.

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