L’alternativa alle unioni civili: le convivenze di fatto

Scopriamo insieme cosa prevede la legge Cirinnà sulle convivenze di fatto, anche omosessuali

Come è noto, la seconda parte della legge Cirinnà sulle unioni civili è dedicata alle convivenze di fatto, che, essendo aperte sia alle coppie eterosessuali che a quelle omosessuali, costituiranno sicuramente una possibile, valida alternativa a chi decide di non unirsi civilmente o non può farlo per i più svariati motivi. Scopriamole insieme.

Si intendono per “conviventi di fatto” due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. Per l’accertamento della stabile convivenza si farà riferimento alla dichiarazione anagrafica: è da tempo infatti che due persone dello stesso possono dichiararsi conviventi e comparire come tali nello stesso stato di famiglia. Basterà quindi essere iscritti come conviventi nello stato di famiglia perché automaticamente, senza fare nulla di più, scattino i relativi diritti. Ma quali sono questi diritti? Vediamoli insieme.

LA CASA

Salvo quanto previsto dall’articolo 337-sexies del codice civile, in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni. In caso di locazione: nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente di fatto ha facoltà di succedergli nel contratto.

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I RAPPORTI PATRIMONIALI

I conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la sottoscrizione di un contratto di convivenza. Il contratto può contenere l’indicazione della residenza, le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo ed il regime patrimoniale della comunione dei beni. Il contratto di convivenza, le sue modifiche e la sua risoluzione devono essere redatti in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato che ne attestano la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico. Ai fini dell’opponibilità ai terzi, il professionista che ha ricevuto l’atto in forma pubblica o che ne ha autenticato la sottoscrizione deve provvedere entro i successivi dieci giorni a trasmetterne copia al comune di residenza dei conviventi per l’iscrizione all’anagrafe.

ALTRI DIRITTI

Ordinamento penitenziario: i conviventi di fatto hanno gli stessi diritti spettanti al coniuge. Malattia o ricovero: i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, come per i coniugi e i familiari. Direttive anticipate di trattamento terapeutico e direttive dopo la morte: ciascun convivente di fatto può designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati. Edilizia popolare: nel caso in cui l’appartenenza ad un nucleo familiare costituisca titolo o causa di preferenza nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, di tale titolo o causa di preferenza possono godere, a parità di condizioni, i conviventi di fatto. Impresa familiare: al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente spetta una partecipazione agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda. Misure di protezione degli adulti vulnerabili: il convivente di fatto può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno, qualora l’altra parte sia dichiarata interdetta o inabilitata ai sensi delle norme vigenti ovvero ricorrano i presupposti di cui all’articolo 404 del codice civile. Danno parentale: in caso di decesso del convivente di fatto, derivante da fatto illecito di un terzo, nell’individuazione del danno risarcibile alla parte superstite si applicano i medesimi criteri individuati per il risarcimento del danno al coniuge superstite.

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IL “DIVORZIO”

Una convivenza di fatto si può rescindere unilateralmente o per matrimonio o unione civile o per decesso. In tal caso il giudice può prevedere gli “alimenti”, ma solo nel caso in cui uno dei due conviventi versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento. La durata è stabilita dal giudice stesso, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza. Qualora il contratto di convivenza preveda il regime patrimoniale della comunione dei beni, la sua risoluzione determina lo scioglimento della comunione medesima.