“LE COPPIE GAY? ABERRANTI!”

di

Perugia. L'opposizione di centro-destra fa mancare il numero legale alla votazione sul registro delle unioni civili. "Destabilizza la famiglia tradizionale". Segno che sacche di omofobia persistono.

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
4877 0

PERUGIA. «E’ aberrante che coppie dello stesso sesso siano riconosciute formalmente. Ritengo infatti che possano fare ciò che vogliono nella loro vita privata, ma nulla più».

Così Rocco Valentino, capogruppo di AN al Consiglio Comunale di Perugia, giustifica l’ostruzionismo dimostrato dal suo partito nei confronti della petizione popolare che chiedeva l’istituzione del registro delle coppie di fatto nel capoluogo umbro, rinviata, dopo un’animata discussione in consiglio, per mancanza del numero legale. Di fornte all’atteggiamento favorevole alla petizione della maggioranza di centro-sinistra, infatti, il centro-destra ha disertato la votazione. Ma l’assenza dei consiglieri dell’opposizione non è casuale e dimostra, secondo il radicale Andrea Maori, «tutta la determinazione di Forza Italia e Alleanza Nazionale a non far passare questo provvedimento. Provvedimento che, tra l’altro, aveva già ricevuto l’autorevole parere tecnico di ammissibilità da parte dell’ufficio legale.»
Lo stesso Maori è, insieme con l’ArcigayUmbria e Lorenza Coraggi dei DS, tra gli organizzatori della petizione che ha raccolto 230 firme per l’istituzione del registro delle unioni di fatto e che ha inoltre avanzato un pacchetto di petizioni per “Perugia liberale e libertaria”.
«In questa circostanza – dichiara il consigliere perugino – l’opposizione di centrodestra ha dato il peggior esempio di sé, dichiarandosi contraria ad un provvedimento che risulterebbe invece innovativo e di grande valore simbolico.» Nello stesso momento, infatti, il parlamento della Regione Umbria sta discutendo un nuovo statuto regionale ed un consigliere dello SDI, Marco Fasolo, ha proposto di estendere il riconoscimento giuridico anche a quelle forme di “famiglia allargata” che oggi costituiscono i nuovi nuclei di affettività. Ma se da una parte la cronaca dell’ordine del giorno dimostra che, tanto a livello regionale quanto nazionale, il centrodestra si attesta su posizioni fortemente conservatrici, il dato politico che emerge dall’altra è che il centrosinistra, a causa delle perplessità dei consiglieri della Margherita, si dimostra tutt’altro che coesa.
Quello che più sconcerta della vicenda sono comunque le considerazione di merito dei consiglieri del centrodestra, enunciate prima di abbandonare l’aula, come quella del capogruppo di AN citata in apertura. Giorgio Corrado, consigliere dello stesso partito, ha detto, testualmente: «Non voglio attuare una discriminazione di alcun tipo, [ma ritengo che] con questo registro si andrebbe a costituire un elemento di destabilizzazione nei confronti di un elemento sociale e diffuso come è la famiglia tradizionale. Mi sembra, insomma, che si voglia mettere in discussione la normalità e questo non è accettabile.»
E se Renzo Baldoni, (AN) si chiede quale valenza giuridica possa avere «questo registro delle coppie di fatto, [dato che] le vere battaglie giuridiche si fanno in Parlamento» (posizione condivisa dal consigliere UDC Carmine Camicia) di stampo diverso è l’intervento del consigliere di Forza Italia Piero Sorcini, per il quale «solo il matrimonio può dare garanzie all’interno di una coppia, poiché determina tutta una serie di diritti e doveri ben precisi […] Se noi votiamo per il sì oggi, sarebbe come concedere dei privilegi ingiustificati per coloro che non vogliono prendersi sulle spalle le responsabilità che il vincolo matrimoniale porta con sé.»
Il consigliere Daniele Porena riassume quindi la posizione di Alleanza Nazionale: «Noi crediamo che i legami affettivi debbano essere rappresentati dal matrimonio tradizionale, sia per motivi di religione sia per il fatto che esso favorisce l’assunzione di responsabilità.»
Tra la maggioranza, si registra anche una voce “contro”, quella del consigliere Aurelio Dozzini, che dichiara: «Ritengo che le coppie di fatto siano una realtà, ma non per questo devono essere riconosciute, perché ciò determinerebbe ancora una maggiore disgregazione della società. Solo la famiglia può dare diritti e doveri ad una coppia, anche se è vero che esistono situazioni limite, accennate anche dai miei colleghi di partito, che meritano tutela fuori del matrimonio. Diverso il discorso per le coppie omosessuali che non credo giusto vengano riconosciute.»
La prima considerazione è se il movimento dei diritti civili, anche a fronte dei risultati incoraggianti nella campagna per il Pacs, non restituisca talvolta del Paese reale un’immagine “migliorata”. Considerazione condivisa da Patrizia Stefani (presidente dell’Arcigay di Perugia) che punta il dito sulle dichiarazioni dei consiglieri e su alcuni aggettivi come “aberrante” rivolti contro il mondo omosessuale. «Tutto questo – dice la Stefani – è frutto di profonda ignoranza. Ma se l’ignoranza è, in un certo senso, perdonabile nel cittadino qualunque, non è ammissibile in chi ha responsabilità di indirizzo politico e rappresenta il Consiglio della città. I numeri della maggioranza sono tali per votare la petizione anche senza l’appoggio dell’opposizione, ma in questa – come ogni questione che migliora la qualità della vita dei cittadini – sarebbe auspicabile la convergenza di tutte le forze politiche. Inutile dire – conclude la presidente dell’Arcigay – che noi non vogliamo disgregare la famiglia, ma proporre, accanto ad essa, un modello di affettività e di convivenza altrettanto legittimo.»

di Dario Remigi

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...