Legge contro l’omofobia, cosa succede adesso?

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Le ipotesi non fanno ben sperare. Essendo venuto meno il voto della Commissione Giustizia su un testo che sembrava condiviso, i deputati potranno presentare emendamenti di tutti i...

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Adesso che la commissione Giustizia ha bocciato il testo di legge unificato contro l’omofobia quali sono le possibili strade? Lo spiega l’onorevole Donatella Ferranti, capogruppo del Pd in commissione. "Avevamo tenuto conto della legislazione Ue e superato i profili di incostituzionalità", ha ricordato. Non solo. "Avevamo anche audito costituzionalisti su richiesta proprio della maggioranza e recepito le loro osservazioni", ha assicurato, ed "eravamo arrivati al minimo denominatore comune".

Al testo, cioè, erano state apportate modifiche su richiesta sia della maggioranza – che aveva voluto approfondimenti sul testo – sia per recepire la legislazione comunitaria in materia di omofobia e transfobia. Rispetto poi al primo testo, quello già bocciato dall’aula della Camera, l’attuale disegno di legge ha introdotto accanto all’aggravante per omofobia anche quella per i casi di transfobia, accogliendo così le richieste delle associazioni transessuali, oltre ad aver modificato il termine "identità sessuale" con "orientamento sessuale" per non incorrere nelle ire dell’UDC che aveva mosso obiezioni in proposito.

Ora che il voto in commissione ha bocciato il testo modificato, esclusa la parte della transfobia, si torna al testo base, quello cioè senza le modifiche chieste dalla maggioranza e che recepivano la legislazione UE. Saranno i deputati, lunedì 23 maggio, a presentare emendamenti che modificheranno il disegno di legge direttamente in sede di discussione nell’aula di Montecitorio. Lì potrà succedere di tutto in quanto proprio essendo venuto meno un accordo nella commissione competente (quella Giustizia della Camera che ha bocciato il testo) i deputati della maggioranza ma anche dell’UDC, veri affossatori del disegno di legge precedente, potranno sbizzarrirsi con le richieste di modifica. Se però il risultato finale dovesse stravolgere il senso della legge, il relatore, cioè l’onorevole del PD Paola Concia, potrebbe anche decidere di ritirare il testo e far venire meno la votazione finale su di esso.

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