Il leghista De Paoli a processo, nel 2016 disse: ‘avessi un figlio gay, lo brucerei nel forno’

Ambigua anche la sua versione, tra conferme e smentite.

Giovanni De Paoli andrà a processo per la sua dichiarazione del 2016. A luglio, quando ci sarà la prima seduta in tribunale, il leghista ligure dovrà spiegare la sua frase, pronunciata davanti a due delegati di Agedo, nei confronti di un ipotetico figlio omosessuale:

Se avessi un figlio gay, lo brucerei nel forno. 

Il consigliere regionale della Lega ha sempre smentito di aver detto quella frase, o meglio di essere stato frainteso. De Palo invece sostiene di aver detto che se avesse un figlio gay NON lo brucerebbe nel forno. Nel contesto in cui ha detto la frase, però, non avrebbe molto senso. Il 9 luglio sarà il giudice a decidere se la frase può essere considerata come prova per confermare l’accusa di diffamazione aggravata. A poco più di 3 anni dal fatto, il pubblico ministero Patrizia Petruzziello ha emesso quindi un decreto di citazione a giudizio, dopo la denuncia da parte di Agedo (Associazione genitori parenti e amici di persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender) e il Comitato per gli immigrati e contro ogni forma di discriminazione.

Soddisfazione per l’applicazione della legge Mancino per De Paoli

E’ grande la soddisfazione per la presidente del Comitato Aleksandra Matikj, che ha diffuso una nota annunciando l’avvio del processo tra qualche mese.

Sono contenta che per questo caso la procura di Genova abbia deciso di applicare la Legge Mancino che prevede l’aggravante per le dichiarazioni razziste anche per le frasi omofobe. Si tratta di un precedente molto importante.

La legge Mancino al momento non è mai stata utilizzata per una discriminazione di stampo omofobo. Nel caso quindi una sua applicazione, sarebbe un caso che potrebbe aprire la discussione sull’estensione della legge anche per le discriminazioni relative all’orientamento sessuale.

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La vicenda

A denunciare come Agedo il consigliere leghista De Paoli sono stati Manrico Polmonari e Stefania Gori, marito e moglie e genitori di un ragazzo omosessuale. Da quanto raccontato dai due membri dell’associazione, alla fine di una seduta della commissione regionale in cui di discuteva di una legge sulla famiglia, si sono fermati a parlare tranquillamente con Giovanni De Paoli. Mentre il leghista sosteneva di non accettare l’omosessualità, Manrico e Stefania spiegavano che l’importante è che ci sia amore tra due persone. E quando Manrico ha chiesto a De Paoli cosa farebbe nel caso scoprisse di avere un figlio gay, il leghista ha risposto con la frase incriminata.

Il fatto aveva scatenato un’accesa polemica, dalla quale il leghista ha cercato di sfilarsi più volte sostenendo di non aver detto quella frase. Rifiutandosi di chiedere scusa, la sua ultima dichiarazione affermava:

Non ho detto quella frase ma sono tradizionalista, lo ammetto. Non potrò mai ammettere quelle cose dei figli omosessuali. Dite che ho esagerato? Dico sempre la verità. É quello che pensa la gente. La famiglia è un papà e una mamma, un nonno e una nonna. Cosa farei se avessi un figlio omosessuale? Se fosse una malattia lo curerei, ma invece penso sia un vizio e non ci sarebbe nulla per guarirlo.