LESBICHE E MADRI

Padova, giornata della maternità lesbica. De Simone provoca: "Anche la Madonna fecondata in maniera eterologa". Un convegno Arcilesbica nazionale e sedi nord est, tra diritti negati e storie vissute.

PADOVA. In attesa dell’apertura del PadovaPride2002, l’ultimo appuntamento è stato con la GIORNATA DELLA MATERNITÀ LESBICA: dalla fecondazione alla nascita e cura di un figlio. Un incontro organizzato da Arcilesbica Trentino Alto Adige, Udine, Verona e Arcilesbica nazionale che ha avuto un ottimo riscontro di pubblico e un generale apprezzamento per il tema trattato e per le testimonianze di maternità vissute dalle ospiti intervenute che hanno condiviso le loro esperienze: felici, dolorose e di battaglie quotidiane.

Apertura di Giovanna Camertoni, portavoce femminile del PadovaPride2002, che ha bene introdotto la conferenza e spiegato l’importanza che il Pride di Padova riveste anche per la comunità lesbica del Nordest.

Tecnico ma appassionato l’intervento di Titti De Simone, deputata di Rifondazione, che ha toccato il preoccupante stato in cui versa la legge sulla procreazione medicalmente assistita, in discussione il prossimo 28 maggio in Parlamento. “Una legge che così com’è – precisa la De Simone – è apertamente discriminatoria nei confronti delle donne single e delle coppie di fatto tutte, omo o etero che siano”. Nel suo intervento l’onorevole ribadisce come ancora oggi fa paura che la donna possa decidere di sé e vivere a pieno la sua autodeterminazione e autonomia, costringendola a non abbassare mai la guardia e a difendere costantemente i diritti finora conquistati. “Lo scenario non è dei più facili, l’attuale legge – continua – mentre tutela fino all’eccesso l’embrione, non solo trascura, ma addirittura costringe la donna che vuole avere un figlio ad esporsi a grevi rischi per la sua salute”. La De Simone chiude il suo intervento ribadendo con forza che “nessun legislatore potrà mai impedire ad una donna di essere madre” e criticando in maniera ironica le lacune che la legge in via di approvazione presenta in fatto di fecondazione, visto che “anche la Madonna è stata fecondata in maniera eterologa”.

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Di una passione diversa le testimonianze delle madri lesbiche intervenute. Storie vere, di vita quotidiana, di discriminazioni vissute e di gioie condivise con le proprie compagne, quando ci sono.

Nera Gavina, esponente nazionale di Arcilesbica, ha posto l’accento su quanto conti la qualità dell’impegno con cui si cresce un figlio, e non il fatto di essere in coppia o meno e di come la sua maternità abbia costituito un valore aggiunto alle lotte politiche finora combatture.

Fabienne Papin, francese trapiantata a Verona, ha spiegato le difficoltà che ha dovuto superare per avere figli, sia sul piano medico che in seguito su quello affettivo e di coppia, poiché come ha evidenziato: “Non sempre la maternità va di pari passo con la vita di coppia”. Fabienne ha messo in evidenza il problema delle dei figli – “che prendono sempre alla sprovvista” – sul padre, sulla sessualità della madre, sulle eventuali compagne.

Esperienza diversa quella di Marina della provincia di Milano che, sposata e con una figlia, si scopre lesbica e comincia contemporaneamente al percorso di scoperta e presa di coscienza di sé, anche il faticoso iter per la separazione legale dall’ex marito e per l’affido della figlia.

Storie di vita diverse, come quella di Patrizia Marchi. Grande istinto materno e voglia di figli, sposata con un uomo amato, ma rimasta vedova, si è ritrovata a fare i conti con il suo lesbismo represso in gioventù e con un figlio. Anche lei evidenzia come i rapporti di coppie, e le loro eventuali rotture, creino tensioni e problemi nei rapporti con i figli.

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Potente, senza peli sulla lingua, e anche divertente, l’intervento di Simonetta Brizzi, impegnata politicamente a Verona, che racconta passo a passo le difficoltà vissute nel crescere la figlia: dal matrimonio con un amico gay, alla nascita della bambina, fino alla separazione e a 7 anni di beghe legali per l’affido e il successivo, quanto provvido, disconoscimento paterno.

Un percorso tortuoso, irto di difficoltà e sofferenze che solo a posteriori, ammette la Brizzi, si possono raccontare con “leggerezza” e il sorriso sulle labbra. Storie di gonne e tacchi dovuti indossare per passare le visite psichiatriche, di colloqui con maestre e insegnanti per non costringere la figlia a disegnare una famiglia che non era la sua, lotte con genitori che non volevano che i propri figli frequentassero la casa di una lesbica. Chiusura amara, ma con una promessa di impegno, quella della Brizzi: “Per quanto possibile e difficile, si può essere una madre lesbica, ma al giorno d’oggi è ancora impossibile essere una coppia lesbica con figli”.