Lettera di Davide, un nostro lettore ventenne, a chi era al Family Day

“Io voglio figli per insegnargli cose che non sapete: l’amore vince, l’ipocrisia perde”

Riceviamo da Davide, un nostro lettore ventenne, e volentieri pubblichiamo questa lettera bella e molto intensa.

Vorrei che questa lettera arrivasse a coloro che sabato erano a Roma per il Family Day. Io sono gay e non sono affatto contrario alla loro manifestazione. In fondo, un sistema democratico non può aver paura di chi è contrario. Ognuno ha il diritto di dire cosa pensa, anche quando le sue parole vanno contro il diritto di un altro.

Eppure, quando dagli amboni di quella piazza hanno urlato con arroganza il loro pensiero io non sono riuscito a non odiarli. E non perchè sono dall’altra parte della barricata, ma per le cose che non sanno. Non sanno cosa significa crescere sentendosi diversi dagli altri bambini. Sforzarsi di essere come loro e non riuscirci. Non conoscono il peso degli occhi delusi di tuo padre quando ti rifiuti di giocare a pallone. Non sanno cosa significa innamorarsi di un altro bambino e doverlo tenere segreto perchè già sai che sarebbe “anomalo”, che nessuno capirebbe. Non sanno come ci si sente a dover reggere il peso della vergogna sui volti della tua famiglia. Combattere fra le lacrime tua madre perché crede in un Dio che non ti accetta per quello che sei. Non sanno cosa vuol dire essere additato da un prete che crede tu sia solo un pervertito e che l’unico posto adatto a te sia il buio di un bagno pubblico. Vivi la tua adolescenza fra gli insulti dei bulli, i pugni nello stomaco, eppure resisti, incassi i colpi, in silenzio, perché prima o poi tutto questo finirà. E poi cresci, sperando che quello che hai sopportato ti abbia reso più forte, meno vulnerabile. Ma è solo un’illusione. Un’illusione che non ti prepara a quell’amico che decide di non vederti più perché sei quel che sei.

A coloro che a Roma hanno urlato fieri, voi non conoscete la paura di tenersi per mano, un gesto che a voi può apparire semplice, spontaneo, banale ma che noi dobbiamo pagare con la paura. La paura di ritirarci a casa e ritrovarci circondati, la faccia insanguinata sul marciapiede e nessuno che sia disposto ad aiutarti. Nessuno che pagherà per le tue ferite, perché l’omofobia è solo un’opinione e le opinioni vanno difese. Non sapete cosa significa non poter decidere di costruire il tuo futuro con la persona che ami perché il tuo stato non ti riconosce. Non sapete cosa si prova a vederla morire al di là di una porta a vetri, perché tu non puoi entrare, non sei della famiglia, non sei nessuno.

Potete dire che il matrimonio è solo fra uomo e donna, che un’unione gay aprirebbe le porte alle peggiori sventure. Allora chiamateci come volete, continuate a credere alle vostre assurde teorie, noi continueremo ad amarci. Potete dire che un bambino ha bisogno di un padre e una madre, ma se ci impedite di avere figli quei bambini non avranno un padre o una madre in più, semplicemente non esisteranno, li priverete del loro diritto alla vita e di quello di essere amati. Io un figlio, quando sarà tempo, lo voglio, esattamente come le migliaia di coppie che hanno già creato una famiglia. E non per un capriccio, ma perché voglio insegnargli le cose che voi non sapete. Voglio che sappia che l’amore vince, che non bisogna mai mollare, che c’è sempre un buon motivo per rialzarsi più forti, che è il rispetto a renderci umani e che l’ipocrisia, ovunque si annidi, non paga, prima o poi verrà smascherata.

Ti suggeriamo anche  Nacho Vidal, il Rocco Siffredi di Spagna: “Mia figlia di 9 anni è trans”

Un caro saluto, Davide