Anche la Liguria istituisce uno “sportello anti gender”: scoppia la protesta

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Anche la Liguria discrimina le famiglie che sconfinano dal modello "normale".

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Di nuovo l’utopico e discriminatorio spauracchio del gender.

Dopo Lombardia e Veneto, anche la Liguria si dota del suo “sportello anti gender“. Con 15 voti favorevoli è stata approvata la proposta di Matteo Rosso (FdI-An) per l’apertura di un centralino che “sia in grado di informare sui diritti della famiglia con riferimento all’educazione culturale e scolastica dei figli, che potrà, inoltre, funzionare come raccolta e analisi di segnalazioni e richieste di supporto e sostegno ai genitori ad affrontare le difficoltà con i figli. Lo sportello servirà ai genitori per denunciare la diffusione della teoria del ‘gender‘ nelle scuole, ma anche storie di razzismo o di bullismo, di droga o vandalismo“.

Subitanee le reazioni del web e delle associazioni tutte all’ennesima prevaricazione: Coordinamento Liguria Rainbow ha lanciato una petizione su change.org rivolta alla ministra Vittoria Fedeli per annullare il provvedimento. “Oltre che sovrapporsi a servizi già esistenti sul territorio, costituendo così uno spreco di denaro pubblico, è gravemente lesiva della libertà di insegnamento e rende vano uno degli obiettivi primari della scuola: offrire spazi privilegiati di ascolto, di scambio e di discussione. Contribuisce, inoltre, a creare un pericoloso clima di paura, sospetto e intimidazione“.

La Regione Liguria dimostra di pensare a politiche di sostegno a un modello unico di famiglia, fallendo così nell’offerta di servizi e risposte ai bisogni di chi vive sul territorio, e discriminando fattivamente chi sconfina dal modello “normale” (famiglie monogenitoriali, famiglie omogenitoriali, persone LGBT, donne e uomini che rifiutano la stereotipia dei ruoli dominanti). “Siamo al fianco di chi vuole contrastare l’imbarbarimento: c’è un risveglio culturale in Liguria che non deve essere ignorato dalle forze politiche di sinistra“, dice Raffaella Paita, capogruppo Pd in consiglio regionale che ha votato contro l’istituzione dello sportello. “La legge 107 impone l’obbligo dell’educazione di genere nel Piano dell’offerta formativa scolastica con l’obiettivo principale di contrastare discriminazione e violenza. Lo sportello antigender vìola prima di tutto la legge dello stato italiano“.

Per firmare la petizione che chiede alla ministra Fedeli di fermare lo sportello, cliccate qui.

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