LO SCANDALO CHE UCCIDE

Stati Uniti: si allunga la lista delle vittime. Suicida un prete gay accusato di molestie sessuali. E si continua a confondere omosessualità e pedofilia.

NEW YORK – Giovedi scorso Padre Alfred Bietighofer si e’ ucciso nella sua stanza dell’ospedale psichiatrico St. Luke di Silver Spring, poco lontano da Washington. Parroco fino al 20 aprile scorso della diocesi di St. Andrew a Bridgeport nel Cunnecticut, era stato sospeso dall’incarico da parte del vescovo William Lori in seguito alla denuncia presentata da quattro uomini che lo avevano accusato di molestie sessuali, negli anni Settanta e Ottanta, quando erano ancora minorenni. Fatto ricoverare nell’istituto alle porte della capitale Americana per un controllo psichiatrico, l’altra mattina e’ stato trovato impiccato. Tre giorni prima un prete di Baltimora era stato ferito gravemente da Dontee Stokes, oggetto di abusi sessuali da parte del prelato quando aveva 17 anni. Il mese scorso, in Ohio, un altro sacerdote accusato di molestie sessuali si era suicidato sparandosi un colpo di pistola alla tempia. Gli unici – fino adesso – fatti di sangue legati allo scandalo degli abusi sessuali scoppiato in questi mesi negli Stati Uniti, ma soltanto gli ultimi in ordine cronologico da dieci anni a questa parte. Ne ricordiamo solo alcuni. Il reverendo Theodore Llanos si uccise, sempre vicino a Washington, nel 1997 dopo essere stato accusato di molestie nei confronti di decine di ragazzi a Los Angeles. Nel 1994 a Richmond – la capitale dello stato della Virginia – il reverendo John Hesh accusato di abusi sessuali si uccise sei settimane dopo il suicidio di un uomo che aveva dichiarato di essere stato molestato quando era ancora un bambino. Nel 1992 il prete benedettino Richard Chung si tolse la vita in Colorado dopo essere stato messo sotto controllo da parte della polizia per abusi nei confronti di alcuni ragazzi minorenni.

Insomma uno scandalo per la Chiesa Cattolica che sta assumendo dimensioni gigantesche, per molti americani dovuto in gran parte al divieto per i preti di potersi sposare e di avere quindi una vita sessuale con la propria moglie. E giovedi scorso nel quartiere newyorkese di Queens circa cento preti si sono riuniti per iniziare a valutare gli effetti degli abusi sessuali all’interno della Chiesa. Gran parte della discussione e’ stata centrata sugli errori da parte della "Leadership" nell’affrontare propriamente questa serie di scandali. Una riunione che ha anticipato di quattro settimane la conferenza Americana dei trecento vescovi cattolici che si terra’ a Dallas, in Texas. Soggetto principale del meeting sara’ come comportarsi con i preti accusati di abusi sessuali.

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E in questa storia che sembra non avere fine, ecco che in un articolo del quotidiano "The Washington Post" e’ apparsa una parola fino adesso, forse sconosciuta ai piu’: "Alcuni vescovi – si legge – fanno una distinzione tra pedofili, coloro che abusano di bambini sotto l’eta’ della puberta’, e efebofili, coloro che sono attratti dai teenagers (per un maggior chiarimento va detto che la parola "teenagers" per la lingua inglese include gli adolescenti che hanno un’eta’ tra i tredici – thirteen – e i diciannove – nineteen – anni, ndr). Tra questi, il cardinale di Chicago Francis George che durante l’incontro con il papa dichiaro’ che esiste una differenza tra chi abusa di un bambino e chi, forse sotto l’effetto dell’alcol, fa sesso con una persona di 16, 17 anni. Alle vittime di molestie questo era suonato piu’ come una priorita’ del vescovo di redimere i preti che una necessita’ di prevenire gli abusi. A questo punto l’avvocato Lee White della Snap (Survivors Network of Those Abused by Priests) si chiede: "E’ stato detto che l’efebofilia non e’ cosi’ grave come la pedofilia. Ma dove e’ la linea di demarcazione? Va bene abusare di un ragazzino di 13 anni, ma non di uno di 12? Un crimine e’ un crimine".

Intanto il caso di Padre Paul R. Shanley – divenuto la figura centrale di questa crisi legata agli abusi sessuali esplosa nella diocesi di Boston e allargatasi poi a tutta la Chiesa Cattolica Romana negli Stati Uniti – continua a interessare gran parte delle prime pagine dei quotidiani americani. L’edizione di domenica 19 maggio del "New York Times" apre proprio con il titolo: Il prete dalle due faccie, protettore e predatore". Se da una parte alcuni suoi ex parrocchiani lo difendono per quello che ha fatto durante la sua attivita’ di prete nell’aiuto spirituale dato a ragazzi gay, tanto da dichiararlo il loro "eroe". In un’intervista del 1970 al settimanale cattolico liberale "The Catholic Reporter" dichiaro’, ad esempio, che l’omosessualita’ e la bisessualita’ sono comportamenti normali, naturali e non patologici come qualcuno all’interno della chiesa andava invece affermando: "Non credo – aggiunse – che l’attivita’ sessuale tra persone appartenenti allo stesso sesso debba essere vista come un problema della persona". Niente da eccepire. Ma in un discorso tenuto in una chiesa di Rochester, New York, padre Shanley disse che quando un adulto e un bambino (child) fanno sesso, non e’ l’adulto il seduttore, ma lo e’ il bambino. Inoltre se l’adulto viene punito per quell’atto, il solo a rimanerne traumatizzato sara’ il bambino stesso. E qui ci vuole attenzione: queste parole, riportate dal "New York Times", se non analizzate con cautela e cognizione di causa, possono portare a strumentalizzazioni, a confondere ancora una volta omosessualita’ con pedofilia.

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di Sebastiano Giannoni – da New York