Lo sport si fa gay a Copenhagen

8 mila atleti gay si sfideranno per gli Outgames, un evento che mescolerà sport, cultura e divertimento rendendo la città capitale gay mondiale per 7 giorni. Abbiamo incontrato gli organizzatori.

“Porta il culo a Copenhagen”. E’ quantomai diretto l’invito, che campeggia su poster distribuiti in migliaia di locali gay, agli Outgames le olimpiadi gay che si terranno in Danimarca dal 25 giugno al 2 agosto.
La macchina organizzativa sta lavorando a pieno ritmo per accogliere almeno 8 mila atleti tra gay lesbiche, transessuali e persino eterosessuali, pronti a sfidarsi in 34 diverse discipline, dalle più classiche come rugby, nuoto, calcio fino a sport snobbati dalle Olimpiadi ufficiali come aerobica, danza country, nuoto sincronizzato maschile e… bridge, disciplina decisamente adatta alle “signore”.  I giochi gay, aperti a tutti e per tutte le età (tanto che tra le categoria in gara c’è persino quella degli ultraottantenni) mescolano all’aspetto competitivo, ma le gare sono aperte anche ai non professionisti, la voglia di stare insieme e visibilità e orgoglio gay a go-go.

In città, che visitiamo sotto una copiosa nevicata tardiva, si respira una frizzante aria di attesa forti del recente voto positivo all’adozione gay di bambini nati fuori dalle coppie e una discoteca nuova di zecca il Be Proud. Gerry Hail, dell’organizzazione spiega che: “Per noi danesi l’ultimo obiettivo è il matrimonio gay. Abbiamo solo le coppie di fatto, esattamente equiparate al matrimonio e l’adozione, ma il matrimonio gay, a livello di parità simbolica etero-omo, ci manca. Non crediate poi che tutto sia sereno, l’accettazione gay qui è stereotipata. Va bene il gay comune. Con gli Outgames avremo per strada gente con borchie e pelle o solo, clima permettendo, in sospensorio. La gente deve abituarsi a tutte le omosessualità.”. Mamma come siamo “antiche” in Italia…

Qui hanno persino, nel Museo nazionale danese, una vetrinetta dedicata alla conquista delle unioni civili per gli omosessuali che mostra il primo atto stipulato da una coppia gay al mondo, hanno un quartiere a luci rosse, hanno il Museo dell’erotismo con una sezione gay, numerosi bar e pochi cruising: “Si cucca in tutti i locali”, mi spiegano di fronte a decine di bicchieri di birra al Centralhjørnet, bar gay aperto da più di ottant’anni.
Insomma di ragioni per trascorrere a Copenhagen qualche giorno ce ne sono da vendere (molte sono bionde, pallide e hanno gli occhi azzurri) con in più ottomila atleti, pronti sì a sfidarsi, ma che di notte saranno in libera uscita e, si spera, non indosseranno cinture di castità. “Per ora gli italiani iscritti sono 150, ma c’è tempo fino all’1 maggio”, spiega Hail. “Le rappresentanze più nutrite saranno i tedeschi, gli olandesi, gli americani e canadesi, che hanno una importante tradizione nello sport gay”.

Saranno poi imponenti le manifestazioni a contorno dell’evento.
“Terremo una conferenza sui diritti umani di tre giorni con numerosi workshop specifici, dall’omofobia alla legislazione contro le discriminazioni sino alla storia gay, con ospiti internazionali, e daremo spazio anche all’Italia. Gli Outgames saranno un palco internazionale per i problemi della comunità glbt nel mondo. Avremo cinquanta tra atleti e atlete mussulmani che vengono da paesi dove l’omosessualità è punita con la pena di morte”, ci spiega Uffe Elbeak, il boss degli Outgames.
Alla conferenza parlerà, tra gli ospiti illustri, Thomas Hammarberg, Commissario del Consiglio d’Europa per i diritti umani, censurato in Italia tanto da sembrare misconosciuto, ma che si è sempre schierato a difesa dei diritti gay e sollecita pedissequamente gli stati europei a dotarsi di legislazioni anti-omofobia. Il divertimento sarà poi garantito anche ai palati più esigenti. Come?

Con il Festival queer del tango o i concerti all’aperto del Festival dei cori gay  con gala e gran finale sul palco di Tivoli, il più antico parco tra le attrazioni della capitale danese che per una settimana sarà un parco di divertimento gay. Oppure, ancora, con Out in Lather, manifestazione per gli appassionati di cuoio, catene e borchie che in perfetto stile olimpionico darà medaglie d’oro, argento e bronzo ai primi tre classificati di Mister Leather e Mister Slave. O, se non bastasse, con l’Out City Project, cinque città del mondo (Melburne, Città del Messico, Tel Aviv, Aarhus, Rio de  Janeiro) invitate direttamente dal sindaco di Copenhagen che in differenti punti della città animeranno la movida danese con artisti, performer di queer art e djs e presenteranno le loro iniziative sulla promozione della cultura della diversità e della tolleranza.
Insomma occhi puntati su Copenhagen, in attesa che bicipiti, tricipiti e pettorali (ma non possiamo dimenticare le competitive panze ursine) si mettano all’opera.

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