Lotta all’Aids: prete gay escluso da missione in Africa

di

Un prete americano voleva partire come missionario per aiutare a combattere l’Aids in Africa, ma sarebbe stato d’un tratto escluso per aver ammesso pubblicamente di essere gay.

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
933 0

UTICA, N.Y. – Fred Daley, prete 58enne dello Stato di New York, era pronto a partire per una missione umanitaria di lotta all’Aids in Africa. Attraverso il programma Catholic Relief Services (CRS) della Conferenza dei Vescovi statunitensi aveva già ricevuto nei mesi scorsi un ampio training preparativo necessario alla trasferta grazie alla quale avrebbe potuto portare il suo aiuto nella zona di Lesotho, nell’Africa meridionale, dove una persone su tre è affetta dal virus Hiv. Padre Daley avrebbe dovuto rimanerci circa un anno e il suo biglietto aereo era già stato acquistato. Improvvisamente, il 18 luglio, lo stop. Il CRS ci ha ripensato e l’operato umanitario di Daley sembra non essere più gradito. Vista la spaventosa emergenza Aids in tutto il continente africano verrebbe da pensare che ogni persona che vuole andare lì ad aiutare è benvenuta nel suo operato. Ma non, a quanto pare, padre Daley al quale è stato detto che se ne rimarrà a casa. Daley nel 2004 dichiarò pubblicamente di essere omosessuale, il che però non dovrebbe avere rilevanza visto egli mantiene il voto di castità così come tutti gli ordinati, a prescindere dunque dall’orientamento sessuale.
Del caso si sono occupati stampa e televisione. Intervistato dal canale televisivo ABC Daley ha detto di credere che l’intera faccenda è causata dall’omofobia (cioè la paura e il rifiuto delle persone omosessuali). I responsabili del CRS Michael Wiest e Dave Piriano dicono che non è stato tanto l’orientamento sessuale di Daley a causare la decisione, quanto il fatto che ne abbia parlato pubblicamente e che da allora si sia apertamente dichiarato a favore di pari diritti per gli omosessuali. Il che richiama alla mente la risibile e controversa regola del “Don’t ask, don’t tell” (non chiedere, non dire) che vige nelle forze armate americane. In altre parole, se fai “la doppia vita”, se lo sei ma lo nascondi, allora va bene e nessuno ti dice niente. Se invece, con sincerità e onestà, ne parli allora diventa improvvisamente un problema, all’interno del mondo militare e ora pare anche nell’associazionismo umanitario cattolico. Dire la verità, evidentemente, non paga, meglio occultare, fingere e mentire. «Non c’è subbio che ricorda molto il “Don’t ask, don’t tell» commenta il prete rifiutato, «Se io avessi tenuto nascosto di essere gay non ci sarebbe stato alcun problema. Ma dato che mi batto per i diritti di gay e lesbiche contro l’omofobia nella nostra cultura allora sono visto come un problema.»
Dal CRS si sono anche detti preoccupati dal fatto che l’omosessualità ancora vista come un taboo in quella parte del mondo ma certo con la loro politica dell’esclusione non sembrano dare un buon esempio affinché le cose cambino. Un faccia a faccia è stato organizzato questa settimana per chiarire la situazione, anche perché Daley ha fatto sapere di avere già avuto contatti con l’arcivescovo di Lesotho, il quale gli aveva già dato il suo benvenuto e pareva non avere alcuna riserva sul suo nome. Tuttavia per il momento Daley rimane a svolgere la sua missione nella sua diocesi, ma commenta amareggiato che «se fossi stato un prete eterosessuale starei già facendo le valige.»
(Roberto Taddeucci)

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...