Offese a Luca Paladini dei Sentinelli: impossibili trovare i responsabili

Dietro gli insulti omofobi, gli inquirenti pensano ci sia un solo autore.

Nella primavera di quest’anno, Luca Paladini è stato oggetto di offese e insulti di stampo omofobo. Ma hanno iniziato a preoccupare davvero quando sono diventati periodici e hanno inviato minacce fisiche non solo verso di lui ma anche verso la propria famiglia. Questo ha messo in allarme anche la Procura della Repubblica, che tramite la Polizia Postale si è attivata per rintracciare i responsabili.

Ma le ultime indagini hanno concluso che si potrebbe trattare di un solo autore, il quale conosce bene il mondo informatico. Tanto da far perdere le proprie tracce, utilizzando per ogni insulto e minaccia un account diverso, creato appositamente per questo scopo.

Digos e Postale al lavoro per trovare l’autore

Gli inquirenti, in sei mesi di indagini non sono riusciti a trovare nulla se non false piste. Anche il fermo di due uomini si è dimostrato un falso allarme. Al lavoro, oltre agli agenti della Polizia Postale, ci sono anche alcuni esperti dell’Antiterrorismo. Le offese difatti riguardavano il leader del gruppo i Sentinelli di Milano e il suo compagno, e la possibilità che le minacce diventassero fisiche ha preoccupato tanto le Autorità quanto le vittime.

Paura anche per la famiglia di Luca Paladini. E’ stata presa di mira in alcuni messaggi anonimi:Se a te non importa nulla di tua madre valuteremo una visitina a casa sua. Prenderla a martellate e lasciarla esanime per terra“. In tutto, 400 messaggi e commenti da ben 156 profili fake di Facebook, che commentavano ogni post di Luca Paladini, che oltre a essere definito “fr*cio pederasta” veniva accusato di essere uno “spione di m*rda“.

Ti suggeriamo anche  Inghilterra, omofobia e misoginia costano caro al deputato laburista Jared O'Mara
Dalla pagina Fb de I Sentinelli di Milano

Ad oggi, gli inquirenti hanno solo capito che l’autore utilizza dei servizi chiamati thor, che permettevano di rendere anonimo un profilo, e rendere impossibile arrivare al suo creatore. Sicuro di questo, il responsabile creava quindi l’account, lo utilizzava per le offese e poi spariva, protetto dalla rete. E dallo schermo di un computer.