Luciano Lopopolo, intervista al nuovo presidente Arcigay: ‘esigiamo tutto, questo è il tempo che ci è dato per essere felici’

Abbiamo intervistato il 44enne Luciano Lopopolo, nuovo presidente Arcigay, tra comunità LGBT, politica nazionale e futuro dei nostri diritti.

Domenica scorsa il 44enne Luciano Lopopolo, dal 2012 attivista del comitato territoriale Arcigay Barletta Andria Trani “Le Mine Vaganti”, è stato eletto nuovo presidente Arcigay.

Un volto e un nome per i più inedito, dopo i sei anni di presidenza Flavio Romani, che abbiamo voluto intervistare, per provare a capire quali sfide la comunità LGBT italiana sarà chiamata a dover affrontare nei prossimi anni. Dinanzi ad un Governo tutt’altro che amico, d’altronde, c’è da fare muro e soprattutto squadra, provando a sotterrare quegli attriti che hanno spesso diviso una comunità che necessita di unione. Oggi più che mai.

Fatti i più che doverosi complimenti per la nomina a presidente, vorrei partire per una volta dagli ‘sconfitti’. La palermitana Daniela Tomasino sarebbe potuta diventare la prima donna della storia presidente di Arcigay. Sarebbe stata una storica prima volta. Crede che possa accadere qualcosa di simile, in futuro, o pensa che ci sia una sorta di ‘diffidenza’, nei confronti di una figura femminile alla guida della più importante associazione omosessuale d’Italia.

“Ringrazio per i complimenti. Mi permetto di precisare che non ci sono sconfitte/i alla fine dei congressi, perché, i processi democratici, nella loro complessità, consentono sempre a tutte/i rappresentanza e rappresentatività. La composizione stessa della nostra base associativa dimostra che non ci sono diffidenze o resistenze né verso generi, né verso identità sessuo affettive o politico sociali. Del resto ristengo che il senso stesso del nostro agire culturale si sostanzi nella valorizzazione della persona in sé, prescindendo da tutte le categorie in cui decliniamo le caratteristiche individuali. Pertanto Daniela Tomasino sarebbe stata sicuramente un’ottima Presidente, per il suo valore in sé di persona ed attivista di lungo e consapevole percorso politico e di spiccate doti intellettuali. L’esito di un congresso non inibisce la partecipazione alla vita democratica di una associazione, del resto, lo sappiamo, la politica si fa nei consigli nazionali, nei territori, ai congressi giungono le sintesi di processi più ampi ed articolati di 2 giorni di discussione e scelte”.

Al suo fianco, nel ruolo di segretario generale, è stato confermato Gabriele Piazzoni. Un ticket vincente chiamato ora ad unire un movimento troppo spesso diviso in fazioni, anche perché ci aspettano anni apparentemente bui, di lotta e resistenza ad un Governo tutt’altro che amico. Da una parte la Lega del Ministro Fontana che attacca, senza pudore, e dall’altra il Movimento 5 Stelle che incassa, tacendo e/o abbracciando le sparate salviniane. Come agire.

“Sono onorato di poter lavorare con l’amico, prima che collega Gabriele Piazzoni nella cui segreteria nazionale dal 2016 al 2018 ho lavorato come responsabile nazionale della formazione. Non si può che essere precoccupate/i di fronte agli scenari complessi ed a tratti inquietanti che alcune scelte del governo palesano come attuali o futuri. In tal senso la segreteria nazionale con il consiglio nazionale e tutti i comitati territoriali avranno la responsabilità di strutturare l’azione politica tanto sul piano della urgenza di misure immediate di tutela e diritto, quanto sulla necessità di porre le basi di una società giusta e solidale, dei diritti sostanziali per tutte e tutti. Lo strumento con cui tale obiettivo potrebbe essere perseguito è l’allargamento della base rivendicativa, quindi, di conseguenza, della comunità resistente all’imbarbarimento sociale culturale e politico“.

Archiviate le unioni civili, entrate ormai nella quotidianità senza che nessuna famiglia tradizionale implodesse, altre conquiste ci attendono all’orizzonte. Matrimonio egualitario, stepchild adoption, adozioni per coppie gay e single e diritti transgender, proprio ieri ricordati con il TDoR. L’agenda è fitta e ricchissima. Da dove e iniziare e come muoversi, considerando anche l’attuale panorama politico.

“Mi rivolgono spesso questa domanda, ogni volta la mia reazione è sempre di grande stupore, piuttosto che di evidente perplessità. Io non credo che un diritto o una tutela possa essere prioritaria rispetto ad un altro, stiamo parlando di vite e corpi di persone, è tutto importante, è tutto fondamentale, è tutto urgente ed esigibile qui ed ora. Non credo che il movimento possa fare un passo indietro rispetto al diritto a vivere il tempo che ci è dato in sicurezza, nella possibilità di cercare la felicità secondo un percorso libero ed autodeterminato nel rispetto di tutte le libertà di tutte e tutti. Quindi, l’agenda non la detta questo o quel governo, l’agenda è intrinseca alle nostre vite di persone e, come tale, sarà sempre la sintesi di tutte le nostre istanze, tutte urgenti, perché questo è il tempo che ci è dato per essere felici”.

Dovesse riassumere la due giorni congressuale andata in scena a Torino, per chi non c’era e si chiede cosa sia accaduto, quali punti principali elencherebbe. Ci sono state spaccature? Il movimento LGBT italiano è ancora disunito al suo interno, come purtroppo spesso accaduto in passato, o siamo andati incontro alla tanto attesa rappacificazione.

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“Anche in questo passaggio mi permetto di sottolineare una sfumatura cui tengo molto, a riguardo del concetto di spaccatura o disunione. Io ritengo che di spaccatura si dovrebbe parlare quando e se le associaizoni lgbti+ perseguissero finalità differenti. Nella legittimità delle prassi politiche diverse che arricchiscono di percorsi e punti di vista le dinamiche politiche del nostro paese, io credo che il movimento nella sua interezza persegua fini analoghi o assimilabili. Quanto al mandato congressuale, esso è molto chiaro: l’approvazione di entrambe le mozioni investe sia la Segreteria Nazionale che il Consiglio Nazionale della responsabilità di attuarne le proposte e seguirne le raccomandazioni. La collaborazione che ha caratterizzato il lavoro di questi 4 mesi pre-congressuali con Gabriele Piazzoni, Daniela Tomasino e Alberto Nicolini, nel confronto autentico e franco, mi dà certezza e fiducia nel lavoro di squadra che ci aspetta, perché il congresso è un allenamento, ma la partita si gioca fuori”.

Nei mesi scorsi Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, aveva lanciato l’idea di un ‘partito gay’, pensato per promuovere in Parlamento quei diritti a noi oggi negati. Una boutade da fine estate o un’idea percorribile. Pensa che possa essere questa la strada per ‘aprire Montecitorio’ come una scatoletta di tonno, citando i 5 Stelle ‘duri e puri’ della scorsa legislatura?

“Diritti umani, civili e sociali, così come gli strumenti di tutela e promozione di una società equa ed inclusiva sono una operazione di buon senso, rispetto della dignità della persona e segno della maturità storica di un gruppo sociale. Ne consegue che non sono operazioni legate a chi gioca da una parte o dall’altra, ma rappresentano le “regole del gioco”. Quindi tutte e tutti dovrebbero e potrebbero ritrovarsi nella definizione dei confini di tali valori che si collocano precisamente entro il mandato costituzionale. Fermo restando ciò, il compito del mondo delle organizzazioni politiche, civili e sindacali è tenere alto il confronto con il mondo della politica, mantenere una interlocuzione costante e critica perché siano soddisfatti i bisogni delle persone che si rappresentano”.

Dovesse spiegare ad un ragazzo ‘perché’, alle soglie del 2019, Arcigay e le tante altre associazioni LGBT d’Italia siano ancora tanto importanti, soprattutto nel territorio, quali parole utilizzerebbe. Come proverebbe a convincerlo.

Le associazioni sui territori, sia nelle periferie urbane ed umane dei grandi centri, sia nel mondo variegato della provincia italiana e della Italia dei Paesi, sono, ad oggi, per molte ragazze e molti ragazzi l’interlocutore unico delle loro istanze, dei loro bisogni e delle loro emergenze. Non credo le associazioni abbiano bisogno di convincere le persone giovani a farne parte, ma credo fermamente che creare spazi di ascolto, incontro, confronto, discussione e crescita democratica e partecipativa sia una urgenza delle agenzie educative sul territorio, come sono le associazioni. Spesso si parla nel mondo della partecipazione senza conoscerlo, senza frequentarlo e senza prenderne parte. In questo l’esperienza di Arcigay ha un portato forte ed importante. Se non fosse per tutte quelle ragazze e ragazzi le cui vite intrecciamo alle nostre in tanti anni di volontariato, non avrebbero alcun senso né le cariche, né i ruoli, né le associazioni. Le associazioni non sono entità astratte e terze rispetto alle nostre vite, ma siamo noi“.