Luciano Lopopolo, intervista al nuovo presidente Arcigay: ‘esigiamo tutto, questo è il tempo che ci è dato per essere felici’

di

Abbiamo intervistato il 44enne Luciano Lopopolo, nuovo presidente Arcigay, tra comunità LGBT, politica nazionale e futuro dei nostri diritti.

CONDIVIDI
160 Condivisioni Facebook 160 Twitter Google WhatsApp
1458 0

Domenica scorsa il 44enne Luciano Lopopolo, dal 2012 attivista del comitato territoriale Arcigay Barletta Andria Trani “Le Mine Vaganti”, è stato eletto nuovo presidente Arcigay.

Un volto e un nome per i più inedito, dopo i sei anni di presidenza Flavio Romani, che abbiamo voluto intervistare, per provare a capire quali sfide la comunità LGBT italiana sarà chiamata a dover affrontare nei prossimi anni. Dinanzi ad un Governo tutt’altro che amico, d’altronde, c’è da fare muro e soprattutto squadra, provando a sotterrare quegli attriti che hanno spesso diviso una comunità che necessita di unione. Oggi più che mai.

Fatti i più che doverosi complimenti per la nomina a presidente, vorrei partire per una volta dagli ‘sconfitti’. La palermitana Daniela Tomasino sarebbe potuta diventare la prima donna della storia presidente di Arcigay. Sarebbe stata una storica prima volta. Crede che possa accadere qualcosa di simile, in futuro, o pensa che ci sia una sorta di ‘diffidenza’, nei confronti di una figura femminile alla guida della più importante associazione omosessuale d’Italia.

“Ringrazio per i complimenti. Mi permetto di precisare che non ci sono sconfitte/i alla fine dei congressi, perché, i processi democratici, nella loro complessità, consentono sempre a tutte/i rappresentanza e rappresentatività. La composizione stessa della nostra base associativa dimostra che non ci sono diffidenze o resistenze né verso generi, né verso identità sessuo affettive o politico sociali. Del resto ristengo che il senso stesso del nostro agire culturale si sostanzi nella valorizzazione della persona in sé, prescindendo da tutte le categorie in cui decliniamo le caratteristiche individuali. Pertanto Daniela Tomasino sarebbe stata sicuramente un’ottima Presidente, per il suo valore in sé di persona ed attivista di lungo e consapevole percorso politico e di spiccate doti intellettuali. L’esito di un congresso non inibisce la partecipazione alla vita democratica di una associazione, del resto, lo sappiamo, la politica si fa nei consigli nazionali, nei territori, ai congressi giungono le sintesi di processi più ampi ed articolati di 2 giorni di discussione e scelte”.

Al suo fianco, nel ruolo di segretario generale, è stato confermato Gabriele Piazzoni. Un ticket vincente chiamato ora ad unire un movimento troppo spesso diviso in fazioni, anche perché ci aspettano anni apparentemente bui, di lotta e resistenza ad un Governo tutt’altro che amico. Da una parte la Lega del Ministro Fontana che attacca, senza pudore, e dall’altra il Movimento 5 Stelle che incassa, tacendo e/o abbracciando le sparate salviniane. Come agire.

“Sono onorato di poter lavorare con l’amico, prima che collega Gabriele Piazzoni nella cui segreteria nazionale dal 2016 al 2018 ho lavorato come responsabile nazionale della formazione. Non si può che essere precoccupate/i di fronte agli scenari complessi ed a tratti inquietanti che alcune scelte del governo palesano come attuali o futuri. In tal senso la segreteria nazionale con il consiglio nazionale e tutti i comitati territoriali avranno la responsabilità di strutturare l’azione politica tanto sul piano della urgenza di misure immediate di tutela e diritto, quanto sulla necessità di porre le basi di una società giusta e solidale, dei diritti sostanziali per tutte e tutti. Lo strumento con cui tale obiettivo potrebbe essere perseguito è l’allargamento della base rivendicativa, quindi, di conseguenza, della comunità resistente all’imbarbarimento sociale culturale e politico“.

Archiviate le unioni civili, entrate ormai nella quotidianità senza che nessuna famiglia tradizionale implodesse, altre conquiste ci attendono all’orizzonte. Matrimonio egualitario, stepchild adoption, adozioni per coppie gay e single e diritti transgender, proprio ieri ricordati con il TDoR. L’agenda è fitta e ricchissima. Da dove e iniziare e come muoversi, considerando anche l’attuale panorama politico.

“Mi rivolgono spesso questa domanda, ogni volta la mia reazione è sempre di grande stupore, piuttosto che di evidente perplessità. Io non credo che un diritto o una tutela possa essere prioritaria rispetto ad un altro, stiamo parlando di vite e corpi di persone, è tutto importante, è tutto fondamentale, è tutto urgente ed esigibile qui ed ora. Non credo che il movimento possa fare un passo indietro rispetto al diritto a vivere il tempo che ci è dato in sicurezza, nella possibilità di cercare la felicità secondo un percorso libero ed autodeterminato nel rispetto di tutte le libertà di tutte e tutti. Quindi, l’agenda non la detta questo o quel governo, l’agenda è intrinseca alle nostre vite di persone e, come tale, sarà sempre la sintesi di tutte le nostre istanze, tutte urgenti, perché questo è il tempo che ci è dato per essere felici”.

Dovesse riassumere la due giorni congressuale andata in scena a Torino, per chi non c’era e si chiede cosa sia accaduto, quali punti principali elencherebbe. Ci sono state spaccature? Il movimento LGBT italiano è ancora disunito al suo interno, come purtroppo spesso accaduto in passato, o siamo andati incontro alla tanto attesa rappacificazione.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...