Lucy, la trans sopravvissuta ai campi di sterminio che non ha posto nelle case di riposo

Lucy, che risiede da tempo a Bologna, ha ormai 94 anni. Per lei ha lanciato un appello il Mit, movimento identità transessuale.

Ha affrontato l’orrore dei campi di concentramento, ma come transgender, Lucy non ha diritto una vecchiaia serena.

Invecchiare non dev’essere poi così spaventoso, se sei sopravvissuta al fascismo, alla guerra, ad una famiglia che ti ha ripudiato e ai campi di concentramento nazisti. Soprattutto se hai fatto tutto questo da transessuale. Eppure anche Lucy, a 94 anni, ha bisogno e merita l’assistenza che le serve per vivere tranquilla.

Al secolo Luciano Salani, nata in Piemonte nel 1924, Lucy è l’unica transessuale sopravvissuta in Italia alle persecuzioni nazifasciste e ai campi di sterminio, nel suo caso Dachau, nella bassa Baviera. Residente da decenni a Bologna, ad oggi è seguita a casa da alcuni volontari del Cassero e del Mit – Movimento Identità Transessuale, che per lei ha lanciato un appello.

“È una persona energica e non ha grossi problemi di salute – ha spiegato al Corriere di Bologna la presidente del Mit, Porpora Marcasciano – però avrebbe bisogno di un’assistenza costante. Per tutti gli anziani, la vecchiaia in solitudine è un grande problema, figuriamoci per una trans senza rete familiare”.

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Porpora Marcasciano, presidente del Mit.

Purtroppo le case di riposo per anziani seguono un’organizzazione rigidamente binaria e l’identità di Lucy unita alla sua anagrafe ancora maschile complica e molto la sua sistemazione, oltre ad esporla a possibili atti di violenza o di discriminazione.

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Il comune di Bologna si sta adoperando per trovare una soluzione, ma finora non basta e non basterà ancora di più in futuro: “È il momento che le politiche di welfare comincino a tararsi anche sul fatto che non ci sono soltanto i maschi e le femmine: il dualismo di genere non è più una certezza – ha aggiunto Cathy La Torre, vicepresidente del Mit – Qualcosa si sta muovendo, ma serve di più. Nei dormitori, nei centri di accoglienza per richiedenti asilo, nelle carceri o nelle strutture per anziani non ci sono ancora queste possibilità”.

“Almeno un centinaio di transessuali – ha continuato La Torre – sono seguiti dai servizi sociali e nel giro di qualche anno rischia di aumentare il numero di anziani nella stessa situazione di Lucy”. Ci auguriamo che la Giornata della Memoria spinga le istituzioni a trovare una soluzione con il rispetto e la dignità che Lucy merita.