Lunga vita anche con l’HIV. Ma a che prezzo?

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I farmaci anti-hiv garantiscono oggi molti anni di vita. Ma sono tossici. Gli effetti collaterali possono infatti diventare un grosso problema. Nel futuro si va verso una riduzione...

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In un momento in cui con l’infezione da Hiv si può convivere per decine di anni, tanto che si parla di "Aids dai capelli bianchi", è il momento di trovare terapie più semplici e sostenibili sia dal punto di vista del paziente, che è costretto a convivere con le tossicità dei farmaci, sia da quello economico, con un’impatto delle cure sui bilanci che comincia ad essere insostenibile.

Il tema è affrontato dalla conferenza Less Drugs for more Safety, Convenience and Sustainability che si tiene all’Istituto Superiore di Sanità oggi e domani. «I farmaci che si usano oggi sono molto efficaci, e permettono al paziente una vita relativamente normale – spiega Stefano Vella dell’Iss – ora ci si pone il problema di come migliorare questi anni di vita che si riescono a garantire».

Secondo i dati presentati alla conferenza, che fa parte di una serie di iniziative che preparano alla Conferenza Mondiale sull’Aids che si svolgerà a Roma a luglio, fino al 20% dei pazienti curati smette le terapie proprio a causa dei molti effetti collaterali, che vanno dai danni a carico del fegato a quelli del sistema gastrointestinale alla carenza di vitamina D: «Nel mondo sono in corso diverse sperimentazioni per sostituire le terapie con tre farmaci togliendone uno o addirittura due – spiega Giuliano Rizzardini dell’azienda ospedaliera Sacco di Milano – i risultati però sono contrastanti, e probabilmente si potrà attuare questa riduzione solo per alcune tipologie di pazienti, e non per tutti».

L’esigenza è anche quella di diminuire i costi dei farmaci, che al momento sono di 15mila euro per paziente all’anno e che hanno comportato una spesa totale nel 2009 di 500 milioni di euro: «In alcune realtà questi costi sono insostenibili – continua Rizzardini – e questo determina un accesso alle cure che non è uguale per tutti, fermo restando che l’assistenza in Italia è una delle migliori al mondo».

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