MACCHÉ PACS, VOGLIO LE NOZZE GAY

Alle Primarie dell’Unione si candida anche l'”outsider” Ivan Scalfarotto, 40enne manager omosessuale. “Non sono il candidato dei gay, ma è giusto chedere uguali diritti per tutti”.

PISA – Lo hanno definito in tutti i modi. L’outsider. Lo sconosciuto candidato. L’alieno. Lo hanno paragonato a quei candidati alle primarie delle presidenziali americane che nessuno conosce, che incarnano lo spirito di una democrazia vivace e che magari riescono anche a dare del filo da torcere ai grandi potenti della Casa Bianca. Di certo, Ivan Scalfarotto (www.ivanscalfarotto.info) rappresenta la più grossa novità delle primarie dell’Unione: 40 anni, gay dichiarato, da tre residente a Londra, manager di Citybank, uno dei gruppi finanziari più importanti del mondo, Ivan non vanta nessun curriculum politico. L’unico momento di “notorietà” nell’ambito delle dinamiche di palazzo la ebbe nel 1996 quando, dopo pochi mesi di governo Prodi, scrisse una lettera a Repubblica in cui dava voce al malcontento del popolo della sinistra che si aspettava dal Professore un governo più innovativo.

Adesso è lui stesso a provarci: vuole portare aria nuova nella sinistra italiana. E a giudicare dall’accoglienza che ha avuto, potete scommettere che riuscirà a smuovere le acque. Mentre il principale candidato a leader dell’Unione Romano Prodi si limita a osservarlo da lontano, apprezzamenti alla sua candidatura spuntano da più parti: ovvia la simpatia con Pecoraro Scanio, meno la solidarietà che Mastella gli ha espresso invitando tutti a firmare per la sua candidatura. E, mentre a sinistra si sono impegnati a sostenerlo personaggi come Michele Serra e Adriano Sofri, persino la Padania si è sbilanciata con un editoriale firmato da Carlo Passera che tesse le sue lodi.

Ivan parlaci un po’ di te. Chi sono le persone più importanti per te e le cose che ami di più?

Ho molti amici a cui sono particolarmente affezionato sia qui a Milano che è la mia città, che a Foggia dove sono cresciuto, a Napoli dove ho fatto l’Università o a Londra dove ho lavorato recentemente. Direi che Milano è la città che mi è più cara: è anche la città dove ho fatto coming out, dove ho condiviso la mia omosessualità con la famiglia, i miei amici e così via.

Immagino che viverla a Foggia non sia stato così facile: dai sondaggi risulta una delle città meno friendly d’Italia…

Non è stato facile, ma non lo è stato neanche a Napoli. Ma spesso dipende dalla tua tranquillità. Io credo che uscire fuori sia sempre il frutto di un percorso estremamente individuale che coinvolge talmente tante cose dentro di te e fuori di te. Per me essere arrivato in un posto in cui avevo la mia autonomia mi ha aiutato molto, e poi Milano è sicuramente molto più friendly.

Dal punto di vista politico invece quali sono stati i tuoi passaggi? Ho letto che sei stato consigliere di circoscrizione a Foggia e poi fondatore dei “Delusi dell’Ulivo”…

Come molti altri cittadini, sono semplicemente molto appassionato di politica, pur non avendola mai fatta direttamente. Limitare la partecipazione politica all’iscrizione a questo o quel partito o a ricoprire questa o quella carica istituzionale a me pare molto limitativo. Non bisogna essere dei politici di professione per fare politica; la mia candidatura vuole essere anche un’espressione di questo.

Come nasce la tua candidatura?

Nel 2002 mi sono trasferito a Londra, da dove si ha la possibilità di confrontare problemi e soluzioni italiane con situazioni diverse. E scopri che non è che in Italia le cose non vanno perché è scritto che sia così, scopri che forse si può tentare di fare delle cose diversamente. Quando sono state indette le primarie, si è sviluppato un dibattito nel circolo di “Libertà e Giustizia” che avevamo fondato a Londra: ci siamo chiesti a cosa servissero, e abbiamo concluso che forse potevano essere un’occasione per sbloccare la stagnante politica italiana. Tieni conto che con tutta probabilità andremo a votare nel 2006 gli stessi candidati del 1996: questo ci dice che l’Italia in dieci anni non è stata in grado di individuare una nuova classe dirigente. Le primarie ci sono sembrate l’occasione per cercare di portare un nuovo contributo.

Ora stai raccogliendo le firme per la tua candidatura: a che punto sei? E che cosa possono fare le persone che intendono aiutarti?

La raccolta delle firme è estremamente faticosa: va bene, ma stiamo lavorando come pazzi, giorno e notte, perché non abbiamo una struttura di partito alle spalle, quindi le firme che stiamo raccogliendo sono firme di persone a cui andiamo a parlare una ad una. Poi devono esserne raccolte 10.000 ma in 10 regioni diverse; quindi non bastano le grandi città ma bisogna raggiungere anche luoghi più difficili. Siamo fiduciosi di farcela ma non siamo sicuri. Chi volesse aiutarci può andare sul sito www.ivanscalfarotto.info, dove c’è una sezione che si chiama “partecipa alla campagna”: lì può scaricare i moduli da firmare e da fare autenticare da un eletto dell’Unione, anche un consigliere di quartiere. E poi spedirli all’indirizzo che c’è sul sito. La seconda cosa che si può fare è mandare dei fondi, anche 5 euro o 10 euro; perché noi, oltre a non avere partiti alle spalle, non abbiamo neanche finanziatori, per cui tutto questo si sta facendo in economia. Ma anche questo è parte della sfida, cioè dimostrare che si può fare politica sulla base delle idee e non dei miliardi.

Ma qual è il senso politico della tua candidatura? Davvero pensi di poter diventare il candidato premier dell’Unione?

Io voglio innanzitutto che si cominci a discutere di alcune cose, di certi temi che sono attualmente fuori dall’agenda o che ci sono in modo poco chiaro. Mi riferisco al ricambio generazionale: questa è una società governata da una generazione di quelli nati negli anni ’30, che sono poi quelli che hanno la pensione che noi non vedremo mai, ma che vogliono risolvere il problema delle pensioni; questo è il paese nel quale se tu hai talento o ti metti in coda o vai via, è il paese nel quale a 30-35 anni, con la precarietà del lavoro che è stata introdotta, per fare un mutuo devi chiedere la firma di papà. Poi mi riferisco ai diritti civili, alla scandalosa sottorappresentanza delle donne in tutto il mondo produttivo, nella politica, nella ricerca, nell’Università. Voglio che si parli delle leggi fatte su indicazioni confessionali nonostante dovremmo essere uno Stato laico. Non si parla con chiarezza del fatto che tutti i cittadini devono avere, così come i medesimi doveri, i medesimi diritti. Io dico chiaramente che secondo me il PaCS è una roba che andava bene 15 anni fa, adesso non più.

Comunque ti batterai per quello…?

continua in seconda paginaComunque ti batterai per quello…?

No, io mi batterò per le nozze omosessuali. Ma non lo faccio perché sono gay o perché ho particolare amore per i gay; lo faccio perché nella mia visione di un paese moderno tutti i cittadini hanno uguali diritti. Se le mie tasse si chiamano tasse, non vedo perché il mio matrimonio debba chiamarsi in altro modo.

Hai avuto modo di confrontarti con gli altri candidati alle primarie anche su questi temi?

No. Ho avuto contatti personali con Alfonso Pecoraro Scanio, e indiretti con Mastella. E’ stato lui a dire che tutti dovrebbero firmare per la mia candidatura, anche se poi ha precisato di essere contrario al “modello Scalfarotto” della società italiana. Questa è già una vittoria politica enorme: un mese fa non ero nessuno, e oggi si discute già di “modello Scalfarotto” della società. Al di là di questi contatti non ne ho avuto altri, ma se dovessi riuscire a raccogliere le firme saranno organizzati dei dibatti ai quali sarò invitato anch’io.

E dopo le primarie?

Innanzitutto dipenderà da quali saranno i risultati. E’ inutile parlarne prima, tutto ha preso una dimensione che francamente era completamente inaspettata all’inizio. In secondo luogo, sebbene questo progetto appaia incentrato su un nome e una faccia che sono i miei, ormai ha investito migliaia di persone che stanno lavorando a questa cosa con una dedizione e un entusiasmo che sono veramente commoventi. Io non posso più disporne come fossa cosa mia. Dopo le primarie faremo una bella riunione e decideremo insieme cosa fare.

E i mezzi di comunicazione come hanno reagito alla tua candidatura?

Su Internet, nei blog e nei forum si parla di me tantissimo. Si dicono delle cose molto belle ma anche delle cose tremende: io ho subito degli attacchi anche sul piano personale, anche legati alla mia omosessualità. Ma c’è anche gente che mi dice che ho riacceso una speranza, cosa che mi dà una grande responsabilità. Anche sulla carta stampata c’è stata molta attenzione; tutti i giornali hanno parlato di noi. Dove invece c’è lo zero assoluto è la televisione: io ho fatto solo due piccole apparizioni a La 7, una al telegiornale e una a “Omnibus”, e un “Controcorrente” pochi giorni fa su Sky, una lunga puntata monografica molto bella ma ovviamente su satellite. Il mio nome credo non sia mai stato pronunciato in Rai, tranne forse in un paio di telegiornali regionali.

Parliamo di gay: sei mai stato attivo nell’associazionismo omosessuale?

Ho frequentato un po’ l’Arcigay appena arrivato a Milano, sono tesserato da sempre, ma le cose più importanti le ho fatte a Londra, dove sono co-presidente di Citygroup Pride, che è il circuito glbt dei dipendenti della banca. Per lavoro sono stato – unico italiano – a delle convention di “High and Equal”, una organizzazione che lavora sui temi della presenza della comunità glbt nei luoghi di lavoro, ed ero l’unico italiano lì. Credo di essere uno dei massimi esperti in Italia della diversità in azienda. E’ come per la politica: puoi essere uno che ha fatto tante cose, ma se non fai parte di questa o di quella parrocchia non va bene…

Però hai sempre precisato di non essere un candidato dei gay…

Io ho subito detto che non intendo fare solo politica omosessuale: io sono gay, sono un dirigente d’azienda, ma non sono né il candidati dei gay né dei dirigenti di azienda. Lotto per i diritti dei gay non in quanto gay, ma perché lotto per l’uguaglianza dei cittadini. Lotto per i diritti delle donne pur non essendo una donna. Non ho mai richiesto un appoggio ufficiale perché sono gay; esistono anche gay di destra quindi il fatto di essere gay non ci fa votare tutti nella stessa direzione.

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