Magic Mike XXL, non solo polposi bistecconi ma anche drag queen

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Tornano gli strippers ultramuscolo senza Matthew McConaughey e con una prima parte queer

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I magici bistecconi son tornati. Abbiamo visto in Francia Magic Mike XXL di Gregory Jacobs, film-snack al testosterone, dinamico e godibile, ideale per una serata estiva spensierata (ma in Italia arriverà solo all’inizio dell’autunno, il 24 settembre, grazie a Warner Bros). Tre anni dopo il grande successo al botteghino del primo episodio – 7 milioni di costo, 167 d’incasso – torna il drappello di manzi spogliarellisti, anche se proprio lui, Magic Mike (Channing Tatum), adesso crea e trasporta mobili a domicilio. All’appello mancano lo stripper più carismatico, quel Dallas scova-talenti impersonato da Matthew McConaughey, e il meno hunk, il barbettino Adam (Alex Pettyfer), ma troviamo altrettante new entries, i brown bunnies Malik (Stephen Boss) e Andre (Donald Glover). Rispetto al primo episodio, più autoriale, malinconico e attento alle psicologie dei personaggi – lo dirigeva il grande Stephen Soderbergh che ha lasciato al timone il suo assistente e coproduttore Gregory Jacobs -, qui ci si concentra sulle lunghe preparazioni in stile videoclip al grande ritorno on stage del gruppo di spogliarellisti, previsto in una reunion di strippers a Myrtle Beach, nella Carolina del Sud.

È anche più marcatamente queer, soprattutto nella prima parte, con tanto di esibizione en travesti asorpresa durante uno show presentato da una polposa drag queen: basta un gesto semplice, la simulazione di un tocco di rossetto da parte del frollato daddy Tarzan (Kevin Nash), per dare quel tocco ironico gender che sicuramente il pubblico gay apprezzerà. I produttori devono aver subdorato il potenziale commerciale di quella fetta di omosessuali che ha sicuramente contribuito al successo del primo episodio, cosicché hanno reso il più friendly possibile questo séguito, con tantdi raduno posthippy in spiaggia insieme alla drag queen, come dire: ‘non stiamo solo sul palco, sopra di voi, ma vi stiamo vicini’. E non è certo un caso che Channing Tatum, Adam Rodriguez e Matt Bomer fossero presenti al Gay Pride di Los Angeles il primo luglio, giorno di uscita del film, con tanto di carro dedicato (negli States ha già incassato più di 50 milioni di dollari).

Proprio Matt Bomer, l’unico gay dichiarato del cast, sfoggia pettorali e addominali impeccabili, mostrando un rapido recupero dopo il dimagrimento estremo per il toccante ruolo del malato di Aids in The Normal Heart, e il suo Ken esperto di Reiki è l’unico che canta – abbastanza bene – durante gli acrobatici numeri di strip. Il target primario resta però il pubblico femminile, e Magic Mike XXL sembra occhieggiare soprattutto alle donne di colore, con una lunga scena in una sorta di bordello per signore black, l’exclusive club Domina, gestito dalla risoluta Rome (Jada Pinkett Smith) che ricorre alla seduzione saffica per far esibire i suoi adorati maschetti in perizoma. Per non scontentare nessuno, ecco anche una prolissa serata di milf bianche e avvinazzate in villa, dove ritroviamo un’ancora piacente Andie McDowell – altro rimando a Soderbergh, che la diresse nel cult Sesso, bugie e videotape – nel ruolo della maliarda Nancy, frustrata sessualmente per avuto un solo uomo, forse gay, nonché mamma distratta di un gancio sentimentale di Mike (Amber Heard, bellissima neomoglie di Johnny Depp).

Gli amanti del genere beefcake in stile Colt-Falcon resteranno estasiati dalle granitiche forme scolpite dell’apollineo Joe Manganiello, alias Big Dick Richie, che appare sullo schermo mostrando un poderoso nudo posteriore mentre l’asciugamano bianco scivola più per cameratesca necessità – tuffarsi in piscina con Mike – che per sottile malizia. Proprio questo colosso italoamericano (ma nelle sue vene scorre anche sangue armeno e austriaco da parte materna) è protagonista della scena più divertente, uno strip simulato davanti a una commessa esterrefatta. È inutile filosofeggiare ulteriormente su un prodotto onesto con l’unica finalità di divertire e farsi ammirare per le beltà maschili, ma il cui difetto principale è però proprio l’essere davvero XXL, cioè un po’ troppo lungo, quasi due ore che potevano essere un po’ scorciate come lo striminzito abbigliamento dei protagonisti, questa volta senza travestimenti di scena porno-soft come aitanti pompieri o militari armati a livello ormonale.Sebbene il muscolo pompato non vada più di moda dagli anni ’80, e lo stesso fashion system abbia rilanciato il pelo soprattutto facciale per il maschio più à la page, chissà che Magic Mike XXL non riesca a riproporre un’immagine iconica sebbene stereotipata di maschio irraggiungibile che fa ancora sognare legioni di maschi gay e donne fantasiose non rassegnate all’uomo ipovirile e ‘mortesexual’ (cioè mortalmente antierotico).

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