Marco Prato uno di noi? Ma anche no. Intervista a Mr. Spetteguless

Federico Boni è un famosissimo blogger gay romano. Lo abbiamo intervistato sul caso Varani

Federico Boni è omosessuale, romano, noto per il suo blog Spetteguless. Gay.it lo ha intervistato a proposito della terribile vicenda dell’omicidio di Luca Varani.

Ciao Federico, tu sei forse il blogger gay più famoso d’Italia, con Spetteguless. Una voce spesso fuori dal coro, con un taglio tutto tuo, personalissimo, sulla lettura dell’attualità italiana ed internazionale gay o di interesse per il mondo gay. Con che animo stai vivendo questa vicenda del delitto Varani, da omosessuale romano?

Inizialmente con enorme stupore, perché Marco era un volto particolarmente conosciuto nell’ambiente gay romano. Poi allo stupore sono subentrati prima l’orrore per gli agghiaccianti particolari legati all’omicidio ed infine il fastidio nei confronti della strumentalizzazione mediatica che ne è immediatamente seguita. In 5 giorni appena si è detto e letto di tutto, e la maggior parte di quanto detto e scritto credo che poco o nulla abbia a che fare con un fatto di pura e semplice cronaca nera. Certo, ha coinvolto tre ragazzi, uno dei quali omosessuale, ma da qui a criminalizzare un’intera comunità ce ne vuole.

Da un lato c’è chi ovviamente ci sguazza, come i vari Adinolfi di turno. Dall’altro però ci sono anche giornali considerati amici – come ad esempio Il Fatto Quotidiano – che stanno facendo un lavoro di inchiesta profondo perchè la vicenda getta luce su un certo mondo romano, che in parte è legato alla nostra comunità. Non trovi tutto questo inevitabile? O comunque lo condanni?

Credo sia gratuito, più che altro. Quel ‘certo mondo romano’ di cui si parla riguarda tutti, etero e gay in egual misura. Qui si parla di un ragazzo ucciso da due coetanei all’interno di un’abitazione privata. Certo, c’erano droga ed alcool, ma continuo a non vedere il nesso con quel sottobosco che negli ultimi giorni è stato indagato con voyeuristico interesse. Il sottoscritto frequenta discoteche gay da quasi 15 anni, anche assiduamente, e se mi annoio, cosa che capita spessissimo, alle 02:30 vado a casa. E’ il mio orario di fuga. Mi bevo due/tre cocktail e non vado oltre. Non sono mai stato in un locale per scambisti, non ho mai partecipato a festini o ad orge, e non credo di essere un caso isolato da salvaguardare, così come non sono Santa Maria Goretti. Tutt’altro. Ma non ci sto neanche a puntare il dito contro chi frequenta certi posti e chi ama sballarsi in altri modi. Perché se l’assioma droghe-omicidio fosse credibile assisteremmo a decine di casi simili ogni settimana. Ma così non è. Mi chiedo come mai certi giornalisti non abbiano dato vita ad uno studio sul ruolo della mamma all’interno della famiglia, visti i casi di cronaca nera degli ultimi anni con madri assassine. Sarebbe stato assurdo, folle, ridicolo. Ecco, trovo che anche in questo caso si sia esagerato. Abbiamo due ragazzi mentalmente instabili, è evidente, su cui indagherà la magistratura. Il resto credo sia rumoroso contorno.

Il vice capo cronaca del Messaggero, Marco Pasqua, gay dichiarato, si è spinto a dire che Marco era, al netto delle droghe, “uno di noi”. Che valutazione fai delle dichiarazioni di Marco nella nostra intervista?

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Premessa, Marco è un’ottima penna e fa il suo lavoro, che è quello del giornalista che deve indagare sui fatti di cronaca (anche se alcuni pezzi usciti negli ultimi giorni mi han fatto storcere la bocca). Nera, nerissima in questo caso, e dice un’ovvietà nel definire Prato ‘uno di noi’, ma solo e soltanto in quanto essere umano e in quanto omosessuale. E qui mi fermo. Io non ho amici ‘reali’, che vanno quindi oltre la virtualità di Facebook, che organizzano festini, si pippano 1000 euro di cocaina in due giorni, vanno a caccia di escort e uccidono per ‘vedere l’effetto che fa’. Il mondo di Prato è evidentemente parallelo al mio, e credo anche a molti altri, senza che mai i due piani possano anche solo sfiorarsi, quindi figurati incrociarsi. Capisco il ragionamento di Pasqua ma non lo condivido, perché qui si parla di un caso isolato all’interno di una vastissima comunità, e in quanto caso isolato tale deve rimanere. Perché tale è. Era uno di noi solo perché come noi frequentava certi ambienti? Ma anche no, perché molti di noi li frequentano in tutt’altro modo.

Secondo te quindi questa vicenda – estrema, come è estrema qualsiasi vicenda di cronaca nera o nerissima come tu dici – non dovrebbe farci porre nessuna domanda all’interno della nostra comunità, senza – come abbiamo anche noi ripetuto in questi giorni – criminalizzare nessuno, nessuno stile di vita, nessun modo di divertirsi?

Sai, dinanzi a crimini così efferati credo che poche domande abbiano senso di esistere, soprattutto se poste fuori dal contesto in essere. Possiamo chiederci cosa abbia potuto portare due ragazzi che tutto sembravano avere dalla vita a compiere un gesto simile. Possiamo chiederci come abbiano fatto gli amici più intimi a non accorgersi di niente e/o dove fossero i genitori, ma ampliare il dibattito ad un’intera comunità è a mio avviso sbagliato. Certo, fatti come questi fanno rizzare le antenne se si pensa alla facilità con cui si conoscono sconosciuti grazie ad app e siti di incontri e all’abuso di droghe ed alcool che ovviamente bene non fanno, ma sempre di un caso fortunatamente isolato di cronaca nera stiamo parlando. L’unico dibattito sensato che mi sentirei di sposare sarebbe quello legato a quell’apparire che al giorno d’oggi riesce a tacere evidenti malesseri a lungo forzatamente nascosti. Foffo e Prato avevano dei problemi, eppure il padre del primo va in televisione a definirlo un ‘figlio modello’, mentre il secondo accoglieva sorridente i clienti del suo aperitivo domenicale ogni settimana. Ma questo sarebbe un discorso da fare a 360°, andando ben oltre il recinto della comunità glbtq. Perché a mio avviso, come credo si sia capito, il mondo gay in quanto tale non c’entra assolutamente niente con il delitto Varani.

Questa terribile storia avrà delle conseguenze a tuo parere? Penso sia al dibattito sulle unioni civili – anche se dubito possa subire contraccolpi -, ma anche al nostro mondo, al modo di divertirci di alcuni di noi, alla cultura degli incontri occasionali?

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Questo sì. Dubito possa avere ripercussioni sul dibattito legato alle unioni civili, anzi sono certo che non ne avrà, ma è innegabile che porterà ad una maggiore attenzione all’interno della comunità. La facilità con cui si incontrano sconosciuti, grazie a siti ad hoc e app come Grindr, è clamorosa, e il primo ad aver conosciuto ragazzi mai visti prima sono proprio io, ma va da se’ che qualche accortezza in più verrà presa. O almeno me lo auguro. La sera in cui Varani è stato ucciso, dai cellulari di Marco e Manuel son partiti oltre 20 messaggi. Chiunque, tra quei 20, si sarebbe potuto trovare al posto di Luca. Fare sesso è meraviglioso, checché ne dicano certi bacchettoni, ma farlo in sicurezza sempre e comunque deve essere il punto da cui partire. E non solo attraverso un condom. Poi intendiamoci, nessuna psicosi da omicidi seriali: stiamo parlando di un caso limite ed isolato. Ma è un fatto di cronaca che lascerà il segno, da questo punto di vista.

Concordi che questa vicenda sia figlia sicuramente di una certa borghesia romana, ricca ed annoiata, ma anche della più bieca repressione omofoba? Marco era gay ma ci dicono fosse contrario ai Gay Pride ed amava travestirsi pur di conquistare le sue prede preferite, gli eterosessuali, mentre Manuel si dichiara eterosessuale, ma sembra non esserlo nei comportamenti e nelle richieste che avrebbe fatto all’amico.

Concordo eccome. Non posso dirti se Prato fosse contrario ai Pride, perché non siamo mai andati oltre il ‘ciao’, ma che questa storia trasudi repressione omofoba è lampante. Leggevo oggi sulle pagine del Messaggero che Manuel da due giorni ripeterebbe ossessivamente di ‘non essere omosessuale’. Sembrerebbe essere la sua unica preoccupazione, al momento. Assassino sì, ma non gay. Tutto ma non frocio. Lo stesso Varani, da quanto è emerso, vendeva il proprio corpo per cento euro e poco più, per poi pubblicare sulla propria pagina Facebook immagini contro i matrimoni gay e la famiglia omogenitoriale. Il vero sottobosco su cui indagherei è proprio questo, quello dei presunti ‘etero’ e perché no dichiaratamente omofobi che dietro la scusa di alcool e droghe si lasciano andare a comportamenti decisamente poco ‘eterodossi’. Che dietro il peggior omofobo ci sia spesso una tutt’altro che velata repressione omosex è una convinzione che nessuno riuscirà mai a cancellarmi dalla testa. Sui figli gay della ricca ed annoiata borghesia romana, e ti assicuro che son tanti, potrei invece esporre solo punti di vista superficiali, perché non ne ho davvero mai fatto parte. I miei veri amici sono tendenzialmente ‘poracci’, come me.

Un’ultima domanda che c’entra marginalmente con questa storia. In questi mesi il mondo dell’informazione gay – in cui entrambi siamo coinvolti – è stato messo a dura prova, con un dibattito infuocato nel paese su unioni civili e stepchild, questa vicenda e poi ancora la paternità di Vendola e mille altre storie. Abbiamo quindi entrambi un osservatorio privilegiato per leggere l’evolversi del pensiero nella nostra comunità. Che valutazione dai di questo momento storico? Come lo vivi? Quali filoni di pensiero dal tuo punto di vista si stanno diffondendo nella nostra comunità?

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Una valutazione ottima. Sono ormai più di 10 anni che nel mio piccolo faccio ‘informazione gay’, e mai se n’era così tanto parlato come in questo momento . Per carità, anche in modo becero e vergognoso, perché la strumentalizzazione e lo sciacallaggio di una certa parte politica è sempre lì in prima fila, ma il dibattito è fondamentale. In pochi mesi si è discusso e ci siamo confrontati, anche duramente e all’interno della stessa comunità, ma nel farlo abbiamo finalmente riportato alla luce temi che per anni erano stati nascosti sotto il tappeto. Credo sia un momento di cambiamenti storici, e non solo dal punto di vista legislativo, ma proprio da come l’Italia ha iniziato a guardarci e a ‘giudicarci’. Per chi fa ‘informazione gay’ è un momento felice, perché stiamo uscendo dai nostri ghetti informativi in cui eravamo stati rinchiusi. Per anni vuoi o non vuoi esclusi dai dibattiti nazionali ed ora spesso in prima pagina. La comunità tutta dovrebbe ora cercare di impegnarsi affinché questi dibattiti possano finire su binari veritieri dal punto di vista informativo. Questo dovrà essere il prossimo passo. Sarà arduo, perché la mala informazione che ha affondato la stepchild adoption l’abbiamo vissuta tutti sulla nostra pelle, ma arriveremo anche a questo.

4 commenti su “Marco Prato uno di noi? Ma anche no. Intervista a Mr. Spetteguless

  1. ma io stimo molto Federico Boni, ma qui sono un po in disaccordo. Il taglio gay va dato a questa storia perche ci sguazza . e di brutto. e trovo anche molto ipocrita come il mondo gay in parte ( specie quello romano) si stia astenendo dal commentare. e il sospetto e’ che sono tutti amici di amici di amici o che semplicemente in quanto alcuni frequentatori di queste seratine, si cagano in mano anche a dare un opinione a riguardo per poi non essere accusati da un amico di un amico di un amico che gli dice” ma parli proprio tu che vieni da me a pippare gratis?”. molta ipocrisia. la storia non e’ gay, ma l ambito e’ quello e di brutto pure.

  2. Oggi sul corriere.it pubblica una inchiesta interessante: http://reportage.corriere.it/cultura/2016/paura-pudore-o-pregiudizi-degli-altri-perche-i-giovani-non-fanno-piu-coming-out/.
    Un quotidiano in cui sguazzano Vescovi, omofobi, familisti, bigottoni fa più servizio di gay.it con questo reportage. Facciamoci la domanda: perché solo il 2% fa coming out? Se fosse il 50% moltissimi problemi non ci sarebbero perchè non si potrebbe negare l’esistenza degli omosessuali. Le persone dovrebbero cambiare idea sull’amico, sul fratello, sul collega, sul compagno di squadra o di scuola o università, sul medico o sulla maestra dei figli. Oppure cambiare idea sull’omosessualità. Vedete voi.

  3. Se ben ricordate lo stesso fu fatto con il delitto di Perugia: è proprio la stampa che cerca di scovare il dettaglio pruginoso per mandare avanti il racconto di un fatto orribile!

  4. Prima o poi la comunità capirà che essere tolleranti implica l’ammettere che una persona possa definirsi come caspita gli piace senza che nessuno (nè eterosessuali, nè bisessuali, nè omosessuali, nè nessun appartenente a una delle infinite lettere del LGBQTIWERTY) possa pretendere di criticare con supponenza e paternalismo. Ma no, se ti fai fare un pompino da un uomo devi accettare a foza un’etichetta (anche se non ti ci riconosci in alcun modo), se vai con uomini e donne ugualmente avrai un’etichetta appiccicata adosso, se vai con travestiti o transessuali idem etc etc. Si deciderà la comunità lbtqiwerty a maturare e, facendo esperienza di cosa significa l’essere emarginati ed etichettati, ad accettare le persone così come sono e nel modo in cui loro decidono di vedersi e definirsi?

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