Marta, ritrovata nel cassonetto a Brescia, spunta un post Fb: “Ti faccio uccidere”

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Nessun segno di violenza ma la 34enne diceva di sentirsi in pericolo.

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Circa un mese fa, sul profilo Facebook di Marta Pagani, la 34enne transessuale trovata morta in un cassonetto del verde mercoledì 24 agosto a Brescia erano comparsi dei messaggi inquietanti: “Primo ultimo unico messaggio: tu sei morta”, e poi: “Io ti faccio uccidere da gente che conosco. Te lo giuro, questo sarà sicuro. Chiama anche la Nato nessuno fermerà la tua morte”. Messaggi espliciti, lasciati da un profilo con nome e cognome: “Intanto di gente come te al mondo meno ce n’è il mondo sarebbe migliore (…). Guardati bene le spalle non hai tanto da vivere ancora questo è sicuro cascasse il mondo”.

Un unico lungo posto, quasi senza punteggiatura e con errori grammaticali. Un messaggio che gli amici di Marta hanno salvato e conservato, così da poterlo mostrare agli inquirenti. Pare che l’autore sia un “innamorato deluso”, questo si dice, in queste ore. Gli amici, che perlopiù risiedono nella Bassa bergamasca e frequentano i locali frequentati anche da Marta, chiedono chiarezza. “Abbiamo paura”, dicono. “Mi sento minacciata” aveva scritto Marta sul suo profilo, più o meno nello stesso periodo del post lasciato sulla sua bacheca.

Una vita complicata, quella di Marta, che viveva con la madre a Urago Mella. Nata Ettore, la sua vita è stata piena di alti e bassi e qualche eccesso di troppo (“soprattutto nell’ultimo periodo” dice chi la conosce). Saranno quindi solo gli esami tossicologici a chiarire, una volta per tutte, se Marta è morta per overdose o per un cocktail fatale o chissà, per qualche altro motivo.

L’autopsia eseguita giovedì intanto conferma: sul suo corpo della giovane non ci sono segni di violenza, né di ferite di arma da taglio o da fuoco. Insomma, Marta non sarebbe stata uccisa. I carabinieri del nucleo investigativo di Brescia però vogliono andare a fondo per stabilire, soprattutto, se quando Marta (che mancava da casa da sabato) è morta fosse da sola. Per capire soprattutto se in quel cassonetto ci sia finita in preda a un malore e alla confusione o se fosse con qualcuno quando si è sentita male. L’autore del post che minacciava Marta, nel frattempo, è stato rintracciato e sentito dagli inquirenti.

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