Matrimoni gay: il senato USA dice NO a Bush

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Il presidente americano George Bush voleva modificare la Costituzione per rendere impossibile il matrimonio omosessuale ma il Senato ha rigettato la proposta.

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WASHINGTON – Rispettando le previsioni della vigilia il Senato degli Stati Uniti ha respinto la proposta di modifica della Costituzione caldeggiata dal presidente George Bush che avrebbe di fatto messo al bando i matrimoni tra persone dello stesso sesso. L’intento era quello di negare ai singoli Stati la possibilità di legiferare in merito all’istituto del matrimonio, specificando a livello federale che era considerato tale, dunque valido, solo quello tra un uomo e una donna. La proposta di questa modifica della Costituzione è stata osteggiata da un numero sempre crescente di politici, associazioni e anche gruppi religiosi, che sostengono che è solo una perdita di tempo e che non è altro che una distrazione verso altri ben più concreti pericoli e crisi che gli USA devono fronteggiare. I Repubblicani hanno tuttavia insistito perché il dibattito in Senato ci fosse, più che altro per fare contenti i loro sostenitori dell’estrema destra ultraconservatrice e religiosa che ne aveva fatto uno dei punti vitali della campagna per la rielezione del presidente due anni fa. Erano necessari i voti di almeno i due terzi dei senatori per poter procedere alla modifica della Costituzione. Il voto a favore è stato invece di 49, quindi molti meno dei 67 che sarebbero stati necessari.
Nonostante la sconfitta al Senato i Repubblicani intendono portare il dibattito anche nell’altro ramo del Congresso, la Camera dei rappresentanti. Perché al dibattito fosse posto un no definitivo infatti i senatori che vi si opponevano avrebbero dovuto essere perlomeno 60, invece sono stati 48 su 100. È quindi molto probabile che l’argomento rimanga ancora a lungo sul tavolo dello scontro politico, sebbene appaia sempre più evidente che l’amministrazione Bush, visto il drammatico calo di consensi, lo utilizzi solo in vista delle elezioni di medio termine previste per novembre e senza avere troppe speranze che vada da nessuna parte nel palazzo del Campidoglio, almeno per il momento. Sul voto di oggi al Senato Matt Foreman, della National Gay and Lesbian Task Force, ha commentato dicendo che si tratta di «una grande vittoria per il centro dei valori americani di uguaglianza, giustizia e non discriminazione. Ancora una volta un blocco trasversale ha rigettato con decisione una modifica costituzionale che cercava di disumanizzare e ferire le lesbiche e i gay americani e le loro famiglie.» (RT)

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