Matrimoni gay: la Corte suprema di New York dice no

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La Corte d’appello dello Stato di New York ha negato l’accesso all’istituto matrimoniale alle coppie composte da persone dello stesso sesso.

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ALBANY, New York – La più alta corte dello Stato di New York ha respinto oggi il ricorso in appello di 44 coppie dello stesso per vedere riconosciuto valido il loro matrimonio, una decisione che è arrivata dopo oltre due anni di un procedimento legale molto controverso e naturalmente molto difficile da affrontare da parte delle famiglie coinvolte. Nella sentenza, stilata dal giudice Robert S. Smith, si legge: «Riteniamo che la Costituzione dello Stato di New York non prevede il riconoscimento di matrimoni tra persone dello stesso sesso. Se tali matrimoni dovrebbero essere riconosciuti è una questione che deve essere affrontata dal Legislatore.» I giudici hanno votato 4 a 2 per il respingimento della richiesta da parte delle coppie gay e lesbiche, che vedevano violati i loro diritti costituzionali. Il tema rimane caldo e di primissimo piano, visto anche il recente tentativo del presidente Bush di mettere al bando la possibilità di matrimoni gay a livello federale tramite una modifica alla Costituzione americana, tentativo per lo meno per il momento fallito.
I giudici Judith Kaye e Carmen Beauchamp Ciparick hanno preso fortemente le distanze dalla decisione finale, facendo notare che i ricorrenti rappresentavano uno spaccato molto trasversale di normalissimi newyorkesi, tra i quali un poliziotto, un dottore, un’insegnante e un’artista, che vogliono semplicemente «vivere appieno le loro vite, far crescere i loro figli, migliorare la comunità ed essere dei buoni vicini.» Il giudice Kaye ha commentato: «Per la maggior parte di noi vivere appieno la vita comprende il mettere su famiglia, guardando al matrimonio come uno dei giorni più importanti della nostra vita.» Il giudice Kaye ritiene che sia sbagliato negare a queste coppie i diritti e le responsabilità civili derivanti dal matrimonio «per via delle persone di cui sono innamorate» e ha aggiunto che New York ha sempre avuto una tradizione di promozione dell’uguaglianza e che «la decisione di oggi della Corte si allontana da questa nobile tradizione». La decisione della Corte ha rimandato adesso la palla alla politica e visto che nella sentenza stessa si legge che «è indubbio che i benefici derivanti dal matrimonio siano moltissimi» (identificandone almeno 316) il movimento per i pari diritti civili già annuncia reazioni, manifestazioni e campagne di pressione verso i politici affinché vengano fatte proposte di legge atte a porre fine alle discriminazioni e disparità di trattamento ai danni dei soli omosessuali che, vedendosi preclusa la strada del matrimonio, non possono godere di pari diritti e opportunità rispetto ai loro concittadini eterosessuali. (RT)

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