Matrimoni gay, la sentenza forse mercoledì

Dopo la pausa pasquale, i giudici della Corte Costituzionale torneranno a riunirsi in camera di consiglio per decidere sui matrimoni gay. La sentenza è prevista in settimana, forse già mercoledì.

Dovrebbe arrivare in settimana la decisione della Corte costituzionale sui matrimoni gay. Forse già mercoledì. I giudici della Corte Costituzionale, sotto la presidenza di Francesco Amirante, si riuniranno in camera di consiglio da domani, dopo un’udienza pubblica. La Corte dovrà prendere in considerazione un gran numero di ricorsi, tra cui quello sui matrimoni gay, e non è prevedibile l’ordine in cui deciderà di esaminarli.

I giudici discuteranno sulla costituzionalità di alcuni articoli del codice civile che impedirebbero i matrimoni per le coppie dello stesso sesso così come hanno sostenuto gli avvocati che assistono i ricorrenti. Nel corso dell’udienza del 23 marzo i legali delle coppie (due di Trento e una di Venezia) avevano sostenuto che l’impossibilità di sposarsi per le persone dello stesso sesso è una evidente discriminazione, e che è in contraddizione con la possibilità di sposarsi accordata a chi, invece, si sottopone a una operazione chirurgica per cambiare sesso. L’avvocatura dello Stato aveva ribattuto spiegando che la disciplina di questa materia compete al Parlamento, e che non si può introdurre nell’ordinamento una così grande novità attraverso una sentenza.

Il ricorso alla Consulta da parte dei giudici è il risultato della campagna di Affermazione Civile promossa dall’associazione radicale Certi diritti e da Rete Lenford. Negli ultimi due anni sono state venticinque le coppie omosessuali che in Italia si sono presentate nel proprio Comune di residenza per ottenere la pubblicazione di matrimonio. Al diniego tutte hanno fatto ricorso al tribunale, con l’obiettivo dichiarato di spingere il giudice a chiedere una pronuncia della Corte costituzionale sulla legittimità delle norme che impediscono il matrimonio gay. I magistrati del tribunale di Venezia e della Corte d’Appello di Trento sono stasti i primi a farlo. La risposta della Consulta era attesa già per l’ultima settimana di marzo. Ma la Corte ha preferito rinviare a dopo Pasqua.

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