Matrimoni gay: la Svezia ci pensa, anche in chiesa

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In Svezia un’apposita commissione raccomanda al governo di archiviare l’esperienza legislativa delle Unioni Civili e di aprire il matrimonio anche alle coppie gay e lesbiche.

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STOCCOLMA – Nel governo svedese si sta pensando di mandare in pensione, dopo oltre 10 anni, la legge sulle Unioni Civili e aprire l’istituto matrimoniale anche alle coppie omosessuali. Un comitato parlamentare opportunamente costituito ha studiato il problema e ha raccomandato al parlamento di permettere i matrimoni gay in quanto la legge vigente è ormai considerata obsoleta. Fu introdotta nel 1995 e stabilisce diritti e doveri molto simili a quelli del matrimonio, tuttavia è pur sempre un istituto a parte, creato appositamente per le coppie same-sex. Col matrimonio gay ormai realtà in Olanda, Belgio, Spagna, Canada e nello stato americano del Massachusetts il movimento GLBT (Gay, Lesbico, Bisessuale e Transgender) svedese si sta muovendo per cercare di ottenere lo stesso risultato, che poi è quello di essere trattati in modo analogo alle coppie eterosessuali. Nel formulare le sue raccomandazioni il comitato ha anche fatto notare che secondo un recente sondaggio d’opinione il 46% degli svedesi è a favore del matrimonio gay, il 31% vi si oppone e il restante 23% non ha un’opinione precisa.
Una fondamentale novità che sarebbe introdotta è quella che la cerimonia potrebbe anche svolgersi nelle chiese. Su questo specifico aspetto il comitato ha commissionato un sondaggio apposito e ne è emerso che l’84% degli intervistati ritiene che le varie confessioni dovrebbero poter decidere se celebrare o meno i matrimoni gay. La congregazione più vasta nel paese fa capo alla Chiesa Svedese, nella quale nove preti su dieci è a favore di celebrazioni di matrimoni gay, e fino a oggi si sono tenute cerimonie di benedizione delle coppie che sono entrate in un’unione civile. Nel parlamento intatto non tutti, ovviamente, esultano alle raccomandazioni della commissione. Non sorprende la voce critica della cristiano-democartica Yvonne Andersson, per la quale è ancora meno della metà della popolazione che esprime il proprio supporto per il matrimonio gay e si dichiara «delusa» dalle indicazioni conclusive della commissione. Soddisfatto invece il movimento per i pari diritti GLBT. Arthur Thiery, dell’associazione Riks-Ekho, fa notare che molte coppie che oggi «sono in un’unione civile avrebbero scelto il matrimonio se questa possibilità fosse esistita.»
(Roberto Taddeucci)

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