Matrimoni gay? Lo Stato di Washington “crede” di no.

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Il matrimonio è costituzionale solo quando ci sono figli? Lo Stato di Washington nega il diritto di sposarsi a gay e lesbiche, ma il nocciolo della motivazione suona...

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OLYMPIA, Washington State – Nuova batosta per il movimento per i pari diritti civili gay e lesbici degli Stati Uniti. La Corte Suprema dello Stato di Washington ha stabilito che è legittimo il divieto ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, ribaltando così le sentenze di ben due corti di grado inferiore, che avevano ravvisato nel divieto una palese discriminazione. Per un solo voto, 5 a 4, i giudici hanno così fatto svanire la possibilità che lo Stato sulla costa settentrionale del Pacifico potesse seguire le orme del Massachussets, diventando così il secondo stato degli USA a consentire alle coppie omosessuali di sposarsi. Per il giudice Barbara Madsen che ha redatto la sentenza il divieto «è costituzionale perché il legislatore ha il diritto di credere che il matrimonio debba essere limitato alle persone di sesso opposto promuovendo la procreazione, essenziale alla sopravvivenza.» Si tratta di una sentenza evidentemente molto ideologica, dal momento che consentire l’accesso alle coppie gay e lesbiche non avrebbe certo compromesso in alcun modo ne i diritti ne tanto meno le possibilità procreative di quelle eterosessuali. Gongolano soddisfatti i conservatori e i movimenti religiosi: «È più di quanto ci aspettavamo. Siamo scioccati, piacevolmente scioccati, eravamo preparati per l’opposto» ha dichiarato Jon Russell, direttore del network conservatore Faith and Freedom, ovvero Fede e Libertà. Libertà di discriminare, pare.
Il giudice Gerry Alexander ha detto di «non vedere ragioni, comunque, perché al legislatore o a persone che intraprendono iniziative popolari debba essere impedita la possibilità di estendere il diritto al matrimonio alle coppie gay e lesbiche» e il giudice Madsen, con altri della maggioranza, ha invitato il mondo politico a considerare nuovamente la materia viste le «evidenti difficoltà» che il divieto a potersi sposare causa alle persone omosessuali. Ma tra i giudici di minoranza c’è chi fa notare che la Corte ha preferito “chiudere un occhio” su queste discriminazioni perché la maggioranza dell’opinione pubblica vede ancora con favore certe discriminazioni. In tutta la questione è chiaro che è sempre una cosa molto delicata quando una maggioranza deve decidere se una minoranza deve o meno poter avere i loro stessi diritti e opportunità. Il riferimento alla procreazione come giustificazione della sentenza è stato attaccato con forza da Davina Kotulski, direttore dell’associazione Marriage Equality, che ha detto: «Questo basarsi sulla procreazione è un sotterfugio da omofobia legalizzata, che relega a cittadini di seconda classe i gay e le lesbiche americani. Ci sono molte coppie dello stesso sesso che hanno e che crescono bambini: perché le loro famiglie devono essere danneggiate per il come i figli sono entrati a far parte di queste famiglie? Ci sono poi tantissime coppie di sesso opposto che si sposano e che non hanno figli, ne li adottano, ne li hanno avuti da altre relazioni. La motivazione razionale della Corte è irrazionale, e non reggerà al passare del tempo.» (Roberto Taddeucci)

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