Matrimonio gay, Certi Diritti ci riprova e punta all’Europa

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L'associazione radicale, ad un anno dalla sentenza della Corte Costituzionale sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, rilancia la campagna di Affermazione Civile puntando alla giustizia europea.

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A distanza di un anno dalla sentenza della Corte Costituzionale sui matrimoni gay, la 138/2010, l’associazione Certi Diritti rilancia la campanga di Affermazione Civile puntando alla giustizia europea.

Il 15 aprile di un anno fa, infatti, la Corte Costituzionale si è espressa sulla costituzionalità del rifiuto al matrimonio per le coppie dello stesso sesso. "Nella sentenza – ricorda una nota di Certi Diritti –  sono stati sanciti inequivocabilmente i seguenti principi: le coppie omosessuali hanno rilevanza costituzionale e non sono un mero fatto privato; il matrimonio tra persone dello stesso sesso è compatibile con l’attuale Costituzione; il Parlamento ha il dovere di legiferare in materia con una regolamentazione organica e generale, dunque non privatistica e parziale, se non lo fa si può ricorrere alla Corte per vedersi riconosciuti alcuni diritti".

La Campagna di Affermazione Civile portata avanti con il supporto di Rete Lenford, lo ricordiamo, aveva portato decine di coppie gay e lesbiche a chiedere la pubblicazione degli atti ai propri comuni. All’inevitabile diniego, le coppie hanno reagito facendo ricorso in tribunale fino a quando ad essere tirata in ballo non è stata proprio la Corte Costituzionale che si è espressa, appunto, lo scorso 15 aprile.

"Ad un anno da questa sentenza è giunta l’ora di alzare il tiro – continua la nota firmata dal segretario di Certi Diritti Sergio Rovasio -, e procedere con nuovi ricorsi nei confronti della Giustizia Europea, aprendo Affermazione Civile ad ogni coppia, ad ogni associazione e ad ogni avvocato e giurista che voglia condividere questa nuova fase della campagna. Per questo, proprio in occasione dell’anniversario di questa importante sentenza, la nostra Associazione Certi Diritti, annuncia che, grazie all’aiuto e all’assistenza di alcuni autorevoli giuristi e avvocati, capitanati da Marilisa d’Amico, Massimo Clara e, tra gli altri, da Filomena Gallo, sta per presentare ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e alla Corte di Giustizia Europea per vedere riconosciuti quei diritti negati dalla classe politica italiana".

Per portare avanti questa seconda fase della campagna, l’associazione chiede "ai cittadini, alle coppie dello stesso sesso, alle Associazioni che si battono per la promozione e la difesa dei diritti civili, di diventare loro stessi protagonisti facendosi loro stessi promotori di questa battaglia. Non dobbiamo vincere noi ma il paese intero ed è per questo che occorre dare forza e impegno civile alla ‘via legale’, proprio perché quasi tutta la classe politica italiana rimane indifferente alle richieste di una parte della società". Rovasio conclude con un auspicio: "Occorre considerare questa campagna come un vero e proprio Pride, un gesto concreto, non solo simbolico, che ha l’obiettivo di scardinare il muro di chi ci è contro e dare, dignità, legalità e speranza a milioni di cittadini".

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