Matrimonio gay: la Regina dice sì, ma l’uguaglianza è ancora lontana

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Elisabetta II ha apposto il sigillo regale alla legge che istituisce il matrimonio gay in Inghilterra e Galles. Molti, però, rimangono i punti che segnano una evidente discriminazione....

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Dopo che la Camera dei Comuni ha rinunciato a discutere gli emendamenti dei Lord alla legge sul matrimonio egualitario, la Regina Elisabetta ha apposto il sigillo regale e il testo è adesso ufficialmente una norma valida in Inghilterra e nel Galles. Le prime cerimonie, dunque, potrebbero celebrarsi a gennaio prossimo.
Ci sono, però, alcuni aspetti che fanno sì che non si possa ancora parlare di uguaglianza totale.
Come sottolinea GayStarNews sono più di una le ragioni per cui si possono definire aspetti discriminatori.
Il primo di questi riguarda la consumazione e l’adulterio. Secondo la legge britannica, infatti, il sesso tra donne non è considerato consumazione. Questo fa sì che i due motivi per i quali, secondo le normative attuali, è possibile annullare un matrimonio, ovvero che questo sia stato consumato o che ci sia stato adulterio, non sono applicabili all’unione tra due donne.

Per via di quello che è stato definito “quadruple lock” la Chiesa d’Inghilterra e quella del Galles non possono celebrare nozze gay neanche se volessero, a meno di una modifica alla legge appena approvata. Le altre confessioni, invece, devono dichiarare di accettare di celebrarle.
Peter Tatchell, attivista per i diritti lgbt di lungo corso, ha anche sottolineato come in tema di pensioni ci sia ancora qualche differenza. Il problema sorge sulla reversibilità che secondo Tatchell sarebbe più bassa per le coppie gay rispetto a quella prevista in caso di coniugi di sesso diverso. Il partner, infatti, non avrebbe diritto a percepire l’intera pensione del coniuge defunto nel caso in cui questi sia andato in pensione prima del 1988.

A subire trattamenti non paritari sono anche le coppie etero, però, alle quali rimane ancora preclusa la possibilità di scegliere la formula delle civil partnership invece che quella del matrimonio.
Qualche problema rimane ancora, poi, se si parla delle persone trans le quali, se unite in matrimonio con una persona di sesso diverso, dovranno chiedere a questa il “permesso” di cambiare sesso per ottenere un certificato di riconoscimento. Di contro, però, le persone che intraprendono un percorso di transizione dopo essersi sposate con un partner del sesso opposto, non saranno costrette al divorzio.
Sebbene, dunque, le comunità lgbt inglese e gallese hanno ottime ragioni per festeggiare l’approvazione dell’agognata legge, rimangono molti punti che non permettono di parlare di eguaglianza totale e sui quali bisognerà continuare a battersi.

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