Ecco i dieci artisti che, nonostante siano gay, sono da rispettare

L’ultima follia russa: la pubblica l’edizione russa di Maxim.

L’attore Ian McKellen, noto al grande pubblico soprattutto per il ruolo di Gandalf nel Signore degli Anelli; il comico inglese Stephen Fry; Oscar Wilde; Freddie Mercury; il bellissimo attore Jean Marais; il matematico Alan Turing; lo scrittore Chuck Palahniuk, autore di “Fight Club”; il cantante Rob Halford, leader della band heavy metal Judas Priest; il comico Graham Chapman, leader dei mitici Monthy Python; l’artista Neil Patrick Harris, noto soprattutto per la serie televisiva Doogie Howser e la sitcom How I Met Your Mother.

Sono questi i dieci personaggi omosessuali da salvare, secondo l’edizione russa del mensile Maxim (presente anche in Italia fino all’aprile scorso).

Sì, avete letto bene. Non stiamo scherzando. Se in Russia non vivessero omosessuali in carne ed ossa, cui è toccata la sfortuna di nascere in un paese così radicalmente omofobo, verrebbe davvero da ridere. Ma purtroppo è vera.

Secondo questo articolo folle ed intriso di omofobia apparso ieri sulla versione online (in russo), sono solo questi dieci gli omosessuali da “perdonare”: perdonare perché gay, ma siccome sono artisti (e che artisti!), allora possiamo accettarli in qualche modo.

L’incipit dell’articolo, del resto, non lascia molto all’immaginazione anche se tradotta con Google Translate: “Noi uomini non crediamo che sia giusto che uomini possano amare altri uomini. Ma ci sono delle eccezioni. Ci sono alcune persone che, nonostante siano state o siano ancora omosessuali, meritano il nostro rispetto ed il diritto a rimanere agli occhi dei nostri simili.” (il corsivo è per una frase che Google Translate traduce male e che non sappiamo al momento tradurre).

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Immediata la replica e la dissociazione dell’editore americano di Maxim: “Siamo profondamente disturbati da questo articolo e lo condanniamo su tutta la linea”. Dopo la pubblicazione sono piovuti tantissimi commenti indignati e negativi sia su Twitter che sulla sezione commenti della rivista, di proprietà della statunitense Biglari Holdings.