Melita Cavallo: “ecco perchè i gay possono adottare, la legge c’è gia”

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Intervista di Repubblica all'ormai ex Presidente del Tribunale dei Minori di Roma

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In una intervista concessa oggi al quotidiano “La Repubblica”, l’ex Presidente del Tribunale dei Minori di Roma, Melita Cavallo, da poco in pensione, protagonista di sei delle sentenze emesse in questi ultimi anni su famiglie omogenitoriali (questa l’ultima), spiega molto chiaramente perché i gay, già oggi, possono adottare: “sono i legami affettivi che contano”, dice.

Ecco un estratto:

Verrà ricordata come il giudice delle coppie gay…

Un errore, sono un giudice e basta. E così come ho ritenuto, in sei sentenze, che per quel figlio fosse giusto essere adottato dalla compagna della madre, così ho curato le adozioni di centinaia di bambini nelle coppie eterosessuali.

E la legge che spacca il Parlamento?

Le norme già esistono. Articolo 44 della legge 184 del 1983 (adozione in casi particolari, ndr)

Direbbe di sì anche a una coppia di padri omosessuali?

Se fosse giusto per i figli, perché no? Sono i legami affettivi che contano. A una coppia di donne l’adozione l’ho negata. Era evidente che il bambino non riconosceva la partner della madre come madre anch’essa. Ma ormai se ne occuperanno i miei colleghi…

E la maternità surrogata?

Soltanto come un dono. Se posso donare un rene a un’amica o a una sorella che grazie a questo sopravviverà, dov’è lo scandalo di far nascere un bambino grazie all’utero di un’altra donna. E del resto la “surrogacy” è sempre esistita. Ma era molto peggio

Si faceva e non si diceva?

Negli anni ‘70, quando ho iniziato, la condizione dell’infanzia era disastrosa. A Milano c’erano i figli degli immigrati calabresi e siciliani che non riuscivano a integrarsi, e spesso finivano nelle case di correzione. Ma a Napoli accadeva di tutto.

Adozioni illegali, compravendite?

Tra i poveri chi aveva molti figli li vendeva a chi non ne aveva. Poi venivano in tribunale chiedendo di legittimare quell’adozione di fatto. Me li mettevano sul tavolo. “Lo faccia per la creatura, giudice…”. Negli anni del terremoto dell’Irpinia fu l’apice. Migliaia di sfollati. I cacciatori di bambini ne approfittarono senza scrupoli. Abbiamo lavorato moltissimo per ricostituire i nuclei familiari.

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