Michela Quattrociocche: “la mia battaglia per le adozioni gay”

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L'attrice parla a ruota libera del mondo lgbtq e della sua nuova vita a Lisbona

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Raggiungere Michela Quattrociocche non è che sia proprio così semplice. Soprattutto da quando si è trasferita, per la nuova esperienza calcistica del marito, a Lisbona. Il motivo della mia intervista non è tanto per il gusto d’indagare sulla sua vita sentimentale quanto perché, da mesi, sul suo Instagram ufficiale l’attrice romana, che ha fatto sognare milioni di adolescenti, promuove una campagna, senza precedenti, pro gay. Quando la chiamo ha appena portato le sue due bambine ( Aurora e Diamante, ndr) a scuola. Al telefono ha la voce di una donna felice, serena e pienamente soddisfatta di tutto quello che ha realizzato in soli ventisette anni. Cinque film, un libro per Mondadori, un matrimonio da sogno, due bambine meravigliose e centocinquanta mila followers. Ma cosa spinge una donna che ha veramente tutto a prendere le parti di chi, legislativamente parlando, non ha ancora niente? Prima dell’intervista viene messo solo un paletto: nessuna domanda su Alberto Aquilani. Peccato, perché io due domande sul mondo gay nel calcio ne avevo…

Posso dirle una cosa?

Certo.

Lei non sembra una di quelle attrici che fa di tutto per essere onnipresente..

Ha perfettamente ragione. Non mi piace chi cerca di esserci a tutti i costi e vuole farsi pubblicità sulle spalle degli altri. Io non sono così, non lo sono mai stata e mai lo sarò.

Continuerà a fare la mamma a tempo pieno o pensa di tornare al cinema?

Non appena la mia secondogenita sarà grande, non mancherò di tornare sul set.

Si parlava di un suo ritorno sul set assieme al neo papà Francesco Arca..

Mi crede se le dico che non ne so niente?

Cosa spinge una donna come lei a battersi così tanto per il mondo gay?

Sono una donna molto fortunata e non posso pensare che la fortuna di avere una famiglia sia solo la mia e di pochi altri. Tutti devono avere il diritto di poter scegliere se sposarsi o meno. Tutti devono avere il diritto di scegliere se formane una famiglia o meno. Non posso pensare che sia qualcun altro a scegliere cosa è giusto e cosa non è giusto, per loro. E’ un’ingiustizia.

Lei vive in una famiglia più che tradizionale. Si è mai chiesta come mai, diverse famiglie, si sentano minacciate dalle famiglie arcobaleno?

Io penso che chi avverte le famiglie arcobaleno come una minaccia, abbia una grande frustrazione interiore di fondo.

La felicità di una famiglia qualsiasi, non sarà mai una minaccia per nessuno. Mi crede se le dico che il Family Day e tutto quel gran parlare, mi ha fatto star molto male?

In che senso?

Vedere quelle immagini mi ha reso molto infelice. Mi rattrista che, nel mio Paese, si debba essere sempre incivili. Anche su temi importanti come questi. Nella mia famiglia mi hanno insegnato che si manifesta per richiedere un diritto e non per negarlo ad altri. Quando capiranno il concetto che dare diritti a qualcuno non significa toccare quelli di altri, sarà sempre troppo tardi.

Lei ha due splendide bambine. Sarebbe favorevole anche alle adozioni gay?

Assolutamente si. Io non giudico nessuno, figuriamoci se posso giudicare un genitore in base all’orientamento sessuale. Chiunque deve aver la possibilità di scegliere se adottare o meno. Poi, ovviamente, saranno le persone competenti a decidere se sia giusto o meno, affidare un bambino a qualcuno.

Si è mai ritrovata a parlare di omosessualità con loro?

No, ma semplicemente perché sono davvero troppo piccole. Nel mio giro di amicizie ho molti amici gay che frequentano spesso la nostra famiglia. Alcuni di loro sono fidanzati e Aurora, la più grande delle due, non mi ha mai fatto nessuna domanda strana. Per lei è diventato tutto normale, com’è giusto che sia.

E’ da quasi un anno che vive a Lisbona. Come si trova nella capitale del Portogallo?

Molto bene, se non fosse per la lingua..

Pensi che in Portogallo i diritti civili esistono dal 2010 e, le adozioni, dal 2015..

A Lisbona, perlomeno, si respira un’aria di serenità mai vista prima. La gente è davvero felice. E penso che tutta questa serenità derivi dal fatto che tutti hanno ottenuto i loro diritti. Non esistono cittadini di serie A e di serie B, come in Italia.

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