Michele Serra contro il sindaco leghista: “Un gay vuole sposare il fidanzato, non te”

“Le scelte degli altri sono, per definizione, degli altri.”

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Contro Amilcare Ziglioli, il sindaco di Prevalle (Brescia) che nei giorni scorsi si è rifiutato di celebrare l’unione civile di una coppia omosessuale in programma per il 2 settembre, ha preso posizione anche Michele Serra.

Dalla sua rubrica su Repubblica, L’amaca, il giornalista ha scritto che sarebbe utile mostrare al primo cittadino “lo show del comico americano (di origini iraniane) Maz Jobrani (…). Nel quale Maz invita il pubblico eventualmente omofobo a rilassarsi: “Un gay che vuole sposarsi non vuole sposare TE. Vuole sposare il suo fidanzato“.
Serra ha inoltre commentato: “Le scelte degli altri sono, per definizione, degli altri. Una unione tra omosessuali non deve piacere a TE, gentile sindaco. Deve piacere a loro, che ne sono i liberi contraenti“.
L’idea che gli altri debbano necessariamente ricalcare i nostri gusti e i nostri precetti, altrimenti ci sentiamo minacciati, è alla base di ogni forma di persecuzione, esclusione, discriminazione. E anche ove non sfoci nel liberticidio, getta le basi della stupidità più nera. Come quando, durante la campagna sul divorzio, qualche propagandista di basso rango metteva in guardia le brave donne: vota contro il divorzio, o tuo marito scapperà con una ballerina.”

 

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4 commenti su “Michele Serra contro il sindaco leghista: “Un gay vuole sposare il fidanzato, non te”

  1. Io non la voglio una legge che imponga a un sindaco di sposarmi. Non sarebbe neanche obbligato a farlo con gli etero. Ma poi se io considero uno un idiota omofobo sarebbe una soddisfazione essere sposato da uno così? I razzisti gli omofobi i misogini gli xenofobi ci saranno sempre l’inmportante è avere gli stessi diritti.

  2. A mio parere questi sindaci hanno fin troppa visibilità, una visibilità che non si meritano e che a volte può diventare occasione per ridicoli vittimismi ai danni delle persone omosessuali. La richiesta di ufficializzare la propria unione davanti al sindaco è sacrosanta e comprensibilissima, bisogna però rendersi conto che si può benissimo far cadere questi medievali ‘no’ nel vuoto che si meritano e, proprio come nel matrimonio, ufficializzare la propria unione davanti a una persona delegata, che può essere un assessore, un consigliere comunale o un qualsiasi altro cittadino che abbia i requisiti per essere eletto a consigliere comunale.

  3. Ancora nessuno si pronuncia per ribadire che la “teoria gender”, a cui l’amministrazione comunale si è dichiarata contraria, è una bufala? Sarò ripetitivo, ma ritengo importante l’eliminazione di questo termine infame, che permette di gettare nello stesso calderone tutte le persone LGBT e osteggiarle apertamente facendo pure la figura del buon uomo in difesa della famiglia tradiZZionale, anziché apparire come uno stronzo omofobo. È una carta fin troppo comoda per evadere il politically correct, penso che la si stia sottovalutando.

  4. La differenza sta nel fatto che in caso di matrimonio civile a nessuno viene in mente di pensare se moglie e marito saranno fedeli (nonostante l’obbligo sulla carta), se faranno figli e come li educheranno, se è un matrimonio d’amore o d’interesse (a meno che uno dei coniugi sia straniero). Qui c’è solo la rivendicazione pura e semplice di discriminare impunemente.

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