Mieli vs Arcigay: il commento della redazione

I panni sporchi vanno lavati in casa, dice un proverbio. Bene e allora iniziamo da qui.

Siamo rimasti davvero scioccati quando qualche giorno fa siamo venuti a sapere dell’imminenza di questa sentenza del TAR del Lazio ed abbiamo appreso del ricorso che il Circolo Mario Mieli aveva fatto contro il Comune di Roma, reo di aver assegnato ad una associazione "concorrente" un servizio, quello della Gay Help Line, in questi mesi balzato più volte sulle cronache nazionali per essere diventato un po’ il faro, in una città importante come la capitale, contro le discriminazioni e l’omofobia.

Siamo rimasti ulteriormente scioccati dall’apprendere che il Mieli non era solo, ma il ricorso era firmato anche da altre importanti associazioni: dall’AGEDO che raccoglie i genitori di persone omosessuali, dall’associazione Di Gay Project presieduta da Imma Battaglia e da quella di transessuali Libellula.

La nostra sorpresa è raddoppiata quando abbiamo appreso che nel ricorso presentato dal Mieli c’era a chiare lettere la richiesta di sospensione del servizio: se il tribunale l’avesse accolta, Arcigay Roma avrebbe dovuto immediatamente chiudere la Gay Help Line, con tutte le conseguenze del caso, innanzitutto per i fruitori del servizio.

Una brutta pagina è stata scritta, davvero.

È davvero molto triste per noi dover scrivere di queste cose, perchè dalle associazioni lgbt – che sono fatte da tanti bravissimi ragazzi, che si impegnano spesso volontariamente – ci aspettiamo un comportamento completamente diverso. Assolutamente opposto: innanzitutto la condivisione del principio sacrosanto che l’unico vero nemico è l’omofobia, e non l’associazione che vince un appalto di 100.000 euro.

Ma potevamo non dare la notizia? Soprattutto quando questa getta luce sulle vicende degli ultimi mesi, ad iniziare da quella doppia manifestazione dopo il bacio gay al Colosseo – una convocata dal Mieli e l’altra convocata da Arcigay – che nessuno in quei giorni comprese, ad iniziare dai tanti quotidiani nazionali che coprirono la notizia.

Ora non rimane che attendere le spiegazioni. Innanzitutto dalle associazioni che hanno firmato il ricorso al TAR, ma principalmente da un Circolo come quello del Mieli, che ha alle sue spalle una straordinaria storia di volontariato, di sostegno alle persone lgbt, di impegno contro l’omofobia e le discriminazioni, di lotta contro l’AIDS ed aiuto nei confronti delle persone sieropositive. E che porta il nome di uno dei grandi padri del movimento lgbt italiano.

 

La redazione