Migranti LGBT nel libro di Domenico Di Cesare

Perseguitati e spesso condannati a morte nei propri Paesi, Domenico Di Cesare ha intervistato sei migranti LGBT nel libro edito da Castelvecchi.

Nelle ore in cui il Governo italiano ha incredibilmente chiuso i propri porti dinanzi ai 629 migranti della nave Aquarius, poi fortunatamente accolta dalla Spagna, è uscito nelle librerie d’Italia “Migranti” di Domenico Di Cesare, edito da Castelvecchi.

Un libro che oltre ad una poesia di Riccardo Grifoni (Migranti), a uno scritto di Erri De Luca (Spostamenti), a una postfazione di Luciana Castellina e a un’ampia introduzione dell‘autore, vincitore del concorso letterario Write&Sing con il racconto LGBT ‘Striscie zebrate’ e già in libreria con ‘Chiesa e omosessualità, un matrimonio imperfetto’, raccoglie quindici interviste ai migranti, sei dei quali LGBTQI.

Uno dei capitoli si chiama ‘Il Paese dei Tulipani’, con protagonista Fad, ragazzo gay siriano con condanna a morte da eseguirsi il 4 febbraio 2016; scappato in Libano e arrestato, stuprato, salvato dalle Nazioni Unite e trasferito in Italia e poi fuggito ancora, in Olanda, dove clandestino, per sopravvivere vende il suo corpo (carcerazione, violenze e liberazione sono documentate). Quasi non se ne parla, ma sono davvero molti coloro che fuggono dal proprio Paese perché perseguitati a causa dell’orientamento sessuale e/o dell’identità di genere; le persone appartenenti alla comunità LGBTQI sono rifiutate dalle famiglie d’origine, condannate dalle religioni, perseguitate dai governi. Spazio anche ad un’intervista a Paolo, siriano e gay anche lui.

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C’è poi Alagie, ragazzo fuggito dal Gambia perché condannato a cento frustate, a causa di un ‘amore imperfetto’; Jasmine, ragazza del Camerun e presidente di MigraBo, un’associazione che si occupa di migranti LGBTQI. Lei è nera, lesbica e il 9 ottobre 2017 è diventata mamma di Enzo; c’è Christof, camerunense e gay, e Sajad, ragazzo gay ripudiato dalla propria famiglia.

In Afghanistan l’omosessualità è punita anche con la morte, mentre è praticata e tollerata la pedofilia, sia per il fenomeno delle spose bambine, sia per i bacha-bazi (letteralmente ‘bambini per gioco’). Quest’ultimi vengono rapiti o addirittura venduti dai loro stessi familiari a uomini senza scrupoli, che per intrattenere gli adulti nelle feste costringono i bambini a vestirsi da donna, facendoli ballare e cantare, per poi stuprarli.

Ed infine, Assane, orfano senegalese che a quindici anni fugge dalle ingiustizie e dalla moralità del suo popolo, che condanna anche il solo sospetto di omosessualità.