I migranti LGBT raccontano le loro storie drammatiche nei centri di detenzione britannici

di

Uno studio realizzato da Stonewall UK getta una luce inquietante sulla detenzione dei richiedenti asilo, di cui il governo inglese è responsabile.

CONDIVIDI
16 Condivisioni Facebook 16 Twitter Google WhatsApp
6172 0

Una nuova indagine ha messo in luce le esperienze dei richiedenti asilo LGBT nei centri di detenzione del Regno Unito: la ricerca, pubblicata da Stonewall Uk e da UKLGIG, riguarda le esperienze di coloro che sono stati costretti a chiedere asilo a causa delle persecuzioni nel loro Paese di origine, dovute al loro orientamento sessuale o alla identità di genere. I ricercatori hanno condotto delle interviste con 22 richiedenti asilo LGBT che erano stati costretti a lasciare il loro paese natale. I detenuti nei centri detenzione inglesi, hanno parlato del loro passato, delle loro esperienze con lo staff e con gli altri richiedenti asilo, del loro benessere fisico e emotivo in detenzione e dell’accesso ai servizi legali e medici.

Il report evidenza molti buchi nei protocolli, con il personale incapace di relazionarsi con le persone LGBT e troppi incidenti di omofobia o transfobia, alcuni anche violenti. Inoltre si evince dalle interviste che a molti di essi sono stati negati i farmaci HIV, mentre ai transessuali viene spesso proibita l’assunzione degli ormoni. “Quando finisco i miei farmaci, spesso devo aspettare anche 3 settimane per rimpiazzarli, rendendo di fatto inutile la cura“, afferma Kamali, un ragazzo sieropositivo dell’Uganda. “Lo staff medico è veramente pessimo“, aggiunge Vani, una transessuale indiana. “Non ci forniscono gli ormoni e quindi tutti quelli nella mia situazione subiscono i disagi fisici e psicologici legati all’interruzione di una cura ormonale“.

Ma il vero problema è l’omofobia ad ogni livello del sistema, dalle guardie agli altri detenuti, passando persino per interpreti e avvocati: dalla coppia lesbica che è stata separata perché “ci sono molte religioni qui dentro e pure bambini” al sacerdote che invita Sathi dello Sri Lanka a smetterla con la sua omosessualità perché “fa soffrire i tuoi genitori e quindi anche Dio piange“, fino alle aggressioni verso chi viene percepito come gay, nell’indifferenza di guardie e istituzioni.

Nelle interviste emerge anche la situazione drammatica che queste persone devono affrontare nei loro paesi natii: la Giamaica, per esempio, paese di Brianna, nel quale è stata violentata e picchiata. “Non ne potevo più della Giamaica, dove non è tollerata l’omosessualità. Si vive in un mare di bugie. O si muore“.
Andrei, dalla Russia, racconta di essere stato attaccato molte volte. Uno dei suoi migliori amici è morto a causa di un”grindr attack“, dove gruppi di giovani contattano la vittima su Grindr fingendosi una persona sola, ottengono l’invito a casa e poi la pestano a sangue. Questo nell’indifferenza delle autorità di polizia.
Gasha, una ragazza del Cameron, è stata quasi uccisa perché trovata a letto con un’altra donna. Ovviamente prima di essere pestata a sangue è stata violentata a turno da tutto il branco.

Il ceo di Stonewall, Ruth Hunt, ha così commentato: “L’indagine contiene elementi profondamente inquietanti e dà una immagine della vita delle persone LGBT dentro i centri di detenzione non proprio esaltante. Sono persone che chiedono asilo per fuggire dalle persecuzioni, e invece vengono trattate in modo spesso disumano. Per scrivere questo report abbiamo fatto affidamento sul coraggio di individui che hanno denunciato situazioni a rischio in questo paese, e di questo siamo a loro molto grati“.

Paul Dillane, direttore esecutivo di UKLGIG ha commentato: “La nostra indagine dimostra che i richiedenti asilo LGBT sono particolarmente vulnerabili all’interno dei centri di detenzione e affrontano pericoli quotidiani dovuti alla discriminazione, alla violenza sia degli altri detenuti che dello staff. Chiedere asilo non è un crimine, è un diritto stabilito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, ma nonostante questo negli ultimi 20 anni il Regno Unito ha scelto la strada della detenzione per i richiedenti asilo. Il Regno Unito ha il più alto numero di centri di detenzione per richiedenti asilo e possiede da sola più richiedenti asilo, privandoli della libertà, di tutti gli altri paesi europei. E per di più è l’unico paese a detenerli a tempo indefinito. Nel luglio 2015 la Alta Corte ha stabilito che il processo era sistematicamente illegale e ingiusto. Ma nonostante questa sentenza il governo inglese (nello specifico, Theresa May come Ministro dell’Interno) ha perseverato nella sua intenzione di introdurre una nuova procedura di detenzione. Il Regno Unito è un paese che vuole promuovere i diritti umani, compresi quelli delle persone LGBT, e allo stesso tempo detiene le persone richiedenti asilo a tempo indeterminato. Una pratica che deve finire“.

Leggi   Portavoce di Trump allontanata da un ristorante, la titolare: "L'ho fatto per i miei dipendenti gay"
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...