Milano, manifesto omofobo affisso in un liceo: ‘Mondo infettato dalle malattie dei gay’

Manifesto omofobo affisso all’ingresso di un liceo milanese. La denuncia del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.

Arriva dal Liceo Leonardo Da Vinci di Milano l’ultimo vergognoso atto di omofobia all’italiana, frutto di un crescente odio nei confronti della comunità LGBT e di una sconcertante disinformazione costruita sulla diffamazione.

Questa mattina è stato affisso un manifesto che sostiene un’inesistente correlazione tra orientamento sessuale e l’incidenza di infezioni sessualmente trasmissibili, come denunciato dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.

Nel testo, intitolato ‘Gay: C’è poco da Essere Pride: Come infettare il mondo con un mare di malattie legate al comportamento omosessuale‘, vengono riproposti i classici stereotipi e le mezze verità strumentali che negli anni hanno fatto da base per giustificare la discriminazione nei confronti delle persone LGBT+. La scorsa settimana un gruppo di studenti ha indetto un’assemblea sui diritti LGBT proprio all’interno del Liceo Da Vinci, suscitando l’infastidita reazione di 11 docenti dell’istituto che hanno inviato una mail ai genitori dei ragazzi per attaccare l’iniziativa. Contro l’assemblea studentesca persino l’Avvenire, che aveva denunciato il mancato ‘contraddittorio’.

Passata una settimana, l’indifendibile manifesto è diventato realtà, presentandosi agli sbalorditi occhi degli studenti in forma ovviamente anonima.

Non possiamo non notare – dichiara il presidente del Circolo Mario Mieli, Sebastiano Seccicome questo orribile episodio si inserisca in un clima politico che sta pericolosamente virando verso odiose posizioni di divisione, intolleranza e chiusura, con l’emersione di spinte fasciste e reazionarie che preoccupano tutte e tutti noi. Dipingere la comunità LGBT+ come un gruppo di ‘untori’ vuole proprio aumentare la diffidenza e il discredito nei nostri confronti agli occhi della collettività”.

Ti suggeriamo anche  Profughi gay ad Asti, sui social network scatta l'onda d'odio

Noi non ci stiamo – continua Secci – Il nostro movimento lavora da decenni per diffondere una cultura della sessualità libera e responsabile, lavorando con dedizione per informare tutti i cittadini sulle infezioni sessualmente trasmissibili che, spiace doverlo ricordare nel 2018, a differenza degli omofobi, non discriminano in base all’orientamento sessuale. La presenza di queste sfide educative e culturali devono spingerci a fare di più e fare meglio, premendo l’acceleratore sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole di ogni ordine e grado, strumento decisivo per formare adeguatamente i giovani a vivere con libertà e responsabilità la propria vita sessuale e per seppellire definitivamente i ruderi di una cultura della vergogna e della repressione sessuale malsana e anacronistica”.