Milano: un Pride che va al contrario

Ora ne abbiamo abbastanza: questo lo slogan del Gay Pride Milano 2010. Poca musica e colori, tanti fischi e un percorso inverso perché l’Italia sta andando indietro. Diecimila le presenze stimate

Milano. Poiché il treno dei desideri della comunità gay italiana all’incontrario va, giusto per parafrasare le strofe di un milanese illustre, il comitato promotore del Pride Milano 2010 ha così deciso, in segno di protesta, di fare il classico percorso della manifestazione in senso inverso. Il concentramento alle ore 16 di sabato 12 giugno è stato fissato quindi in Piazza Castello, che di solito era la meta finale del corteo, e non in Porta Venezia che, una volta di più, si conferma un punto focale della vita gay milanese. Un Pride molto lontano dalle atmosfere festose e carnevalesche da Mardì Gras delle manifestazioni di questo genere nelle altre parti del mondo.

Poche drag queen, pochi colori, pochi costumi, maschere e travestimenti, poca musica, all’inizio addirittura spenta, una decina di carri, tante bandiere, molti striscioni di protesta e tanti, tantissimi fischi. Tra i presenti Franco Grillini, ma nessun altro personaggio noto o celebrità. Un Pride di protesta della gente comune, del gay della porta accanto, che ha risposto numerosa. Diecimila le presenze dichiarate da Arcigay, un ottimo risultato vista la dimensione cittadina dell’evento.

Ora ne abbiamo abbastanza”, questo lo slogan scelto per la manifestazione, che campeggiava nello striscione in testa al corteo. «Ne abbiamo abbastanza, e non ce ne staremo zitti di fronte a tutte le aggressioni subite da persone glbt nell’ultimo anno – ha gridato Marco Mori, presidente del Cig Arcigay Milano – Abbiamo deciso di spegnere la musica, ma non di stare in silenzio e fischiamo  tutti insieme per manifestare il nostro sdegno e la nostra protesta nei confronti di un paese che sta tornando indietro. Ed è per sottolineare questo che abbiamo fatto il classico percorso in senso inverso. Ne abbiamo abbastanza dell’omofobia e dei pregiudizi, anche della transfobia, poiché per le persone trans questo è stato un anno terribile. Ci vogliono far credere che l’orientamento sessuale non importa, come nella campagna della Carfagna, invece importa perché le diversità sono l’anima della società»

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Molti i partiti politici presenti alla manifestazione con i loro stemmi e le loro bandiere. A questi ha apostrofato Mori: «Alle prossime elezioni ve la faremo pagare, ci dovrà essere chiarezza e non più inganni per quanto riguarda i nostri diritti». Non è mancata una polemica alla Chiesa cattolica e alle dichiarazioni del papa dei giorni scorsi che continua ad accostare l’omosessualità (un orientamento sessuale) con la pedofilia (una malattia) con momento rituale e simbolico in cui il corteo si è fermato per dieci minuti il “Pride riparatore” per liberare le persone omosessuali, lesbiche e transessuali dal fango, dagli insulti, dalle accuse, dalle discriminazioni, dai torti e dalle violenze subite da parte delle gerarchie vaticane, dagli omofobi che sguazzano in Parlamento e che siedono nelle istituzioni.

Curiosamente, in coda al corteo anche una delegazione di Cristiani Cattolici Protestanti con lo striscione “Qualsiasi cosa tu dica Dio ti ama”, presenti non certo in segno di sostegno e appoggio delle rivendicazioni del gay Pride, ma piuttosto per cercare di convertire i presenti dando volantini e incoraggiando le persone, tra cui il sottoscritto, a pentirsi e a scegliere dio piuttosto che il diavolo. Non avevano proprio di meglio da fare.

di Francesco Belais