L’ex ministra Beatrice Lorenzin, contraria alle adozioni gay, entra nel PD: il commento di Monica Cirinnà

“Spero che Lorenzin sia consapevole del tipo di comunità politica di cui entra a far parte, dei suoi principi e dei suoi valori”. Firmato Monica Cirinnà.

Beatrice Lorenzin è stata ministra della Salute durante i governi Letta, Renzi e Gentiloni. Dopo un passato nel Popolo delle Libertà, partito con il quale è entrata alla Camera dei Deputati nel 2008, è passata a Nuovo Centro Destra e Alternativa Popolare, i due piccoli partiti fondati da Angelino Alfano. Alle elezioni del 2018 si è presentata come leader della lista Civica Popolare, e fino a ieri era tra i seggi del Gruppo Misto. Oggi, il nuovo cambio di casacca, entrando tra le fila del Partito Democratico. 

Passata la crisi di governo che ha visto la nascita del governo PD-M5S, si vedeva un esecutivo che avrebbe potuto promuovere leggi inclusive, come quella riguardante l’omofobia o altre più complesse come le adozioni per le coppie omogenitoriali. E proprio su quest’ultima possibile legge, Beatrice Lorenzin ha avuto da ridire, naturalmente in modo negativo. Ma proviamo a ricordare le gaffe dell’ex ministra nell’arco degli ultimi anni:

  • E’ la ministra del Fertility Day, nel quale si spingeva le coppie eterosessuali a procreare, velocemente e senza troppi pensieri.
  • Aveva un pensiero molto definito sulle unioni civili:Ho votato le unioni civili ma ho dato battaglia sulla stepchild adoption“.
  • Non parliamo dell’utero in affitto: “La Gpa è una rapina“.
  • E ancora sulle adozioni per le coppie LGBT: “Le coppie gay non devono adottare“.
  • E nel 2016: “Idealmente sarà in piazza per il Family Day“.
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Insomma, un nome importante e aperto per il Partito Democratico.

A Repubblica, ha spiegato le sue motivazioni:

Io sono stata ministra con Enrico Letta e Paolo Gentiloni, mi sono trovata in sintonia con Dario Franceschini. E ho capito che in questo momento nel Pd si apre uno spazio enorme per chi vuole rappresentare una area di centro, liberale, e riformista.

Un ‘area riformista, aperta quindi a svolte in ambito dei diritti? Avrà cambiato idea anche sul tema LGBT+? Staremo a vedere, se mai questo esecutivo si dedicherà alla questione. Nell’attesa, non si è fatta attendere la replica della senatrice Monica Cirinnà.

Il Partito democratico è una comunità aperta e plurale, lo ripetiamo spesso. Ma il pluralismo deve fondarsi su alcuni punti fermi, che orientano la discussione interna e l’azione politica. Molti di questi punti fermi, anche e soprattutto sui temi dei diritti, dell’eguaglianza e delle libertà, sono enunciati con chiarezza nel programma con il quale Nicola Zingaretti ha vinto il congresso. L’ingresso di Beatrice Lorenzin nel Partito democratico va letto in questa luce, senza anatemi. Spero che Lorenzin sia consapevole del tipo di comunità politica di cui entra a far parte, dei suoi principi e dei suoi valori.
Per me, la domanda fondamentale resta una soltanto: a che punto siamo con l’attuazione di quel programma, in termini di scelte organizzative e orientamento dell’azione politica?
È tempo ormai di strutturare all’interno del Pd quei luoghi di dialogo e confronto previsti dal nostro statuto per dare forza ai nostri valori e trasformarli in atti concreti e di governo.
Solo così saremo in grado di superare le ambiguità e le contraddizioni, e fare del PD il Partito dell’eguaglianza e dei diritti.